«Quando la statistica è… “lègge”!» Apriamo il sipario sulle vendite di libri

I lettori italiani regione per regione
I lettori italiani regione per regione

In Italia, notoriamente, si legge poco. E’ un dato di fatto di cui prima o poi ci si dovrà occupare a fondo.

Si, ma QUANTO poco si legge? Be’, se ti fermi a parlare con l’amico al bar o cerchi riscontri su internet, emergono numeri da brivido, scenari preoccupanti. Ma noi qui, ora, ci occupiamo di numeri certi.

A delegittimare ogni cupa leggenda metropolitana, per fortuna, c’è l’ISTAT che ha pensato a come fotografare l’Italia che legge, fornendo dati ben strutturati e idonei a fare ragionamenti non dettati dell’emotività.

I dati sul 2012 ci dicono che… sì, in Italia si legge poco. Ovvero: i “non lettori(quelli che in 12 mesi non hanno letto nemmeno un libro, tranne che per scuola o lavoro) sono il 54% della popolazione, a partire dai 6 anni di età. Tradotto in pratica significa che, se ti trovi nella carrozza di un treno con 10 persone, puoi essere ra­gionevolmente sicuro che, 6 di loro, non hanno mai toccato un libro in un anno.

Volendo considerare il bicchiere mezzo pieno, la buona notizia (diciamo così) è che, la percentuale più alta di lettori, per età e genere, si concentra in quella femminile fra i 15 e i 17 anni. In pratica, in una classe di 20 studentesse, potete scommeterci che, ben 14 di loro (cioè il 71%), avranno letto almeno un libro nell’ultimo anno. A parità di età, i maschietti, rispondono con un misero 49%. Insomma, maschi Vs femmine: 49 a 71, una strage!

C’è anche un altro dato, che contribuisce a rendere meno fosche le tinte: lo spirito di emulazione. Ossia: nella fascia di età tra i 6-14 anni, i “lettori attivi”, con genitori che leggono, sono il 75%. Mentre, laddove mamma e papà sono re­frattari ai libri, la percentuale crolla al 35%. Il che, significa una sola cosa: niente stimola di più questa attività del contesto familiare di appartenenza. Ma vi è l’altra faccia della medaglia, ossia: il 10% delle case italiane è totalmente priva di libri, colpa anche della crisi, e il 15% ne possiede da 1 a 10. Però, questo triste dato, viene mitigato dai “lettori forti”: nel 25% delle abitazioni troviamo più di 100 volumi, con un picco del 7% che supera le 400 copie. Ma ci sono anche un bel po’ di case in cui à possibile trovare libri per oltre 150 volumi (tra cui i miei tanti scaffali disseminati un poco ovunque).

Ma veniamo più al dunque, vi chiederete: sì ma, alla fine, quanti libri sono stati letti e pubblicati? Ebbene, i numeri del 2012 sono questi: oltre 59.200 opere pub­blicate (il 10% in meno dell’anno precedente); 3.760 la tiratura media di un libro (il 6% in meno rispatto al periodo precedente). Con 5.000 venduti, sei già “best seller”.

Riguardo agli autori, il 2013 – sino ad ora – ce ne ha consegnato 35 di nuovi: tre in meno allo scorso anno, addirittura nove in meno dal 2010. Ma non è tutto…

In base al numero dei cosiddetti “lettori attivi”, emerge che: il 46% si ferma ad un massimo di 3 libri. Da 4 a 11 volumi si concentra il 39% di essi, ed il restante 15% supera i 12 acquisti dell’anno. Da qui, però, scatta “l’altra” domanda. Quella vera che tutti ci dovremmo sempre porre, istigando e leggendo l’imbarazzo sui volti di chi ci dovrebbe fornire risposte: non è che i nostri libri sono un po’ cari?

Dal punto di vista degli editori, il peso specifico del prezzo, è nell’ordine del 25%; tutte la case di produzione – indipendentemente dalle dimensioni – si giusti­ficano scaricando la responsabilità sulla «mancanza di efficaci politiche di educazione alla lettura». Bella idiozia: ma che cacchio vorrà significare? Mah, a me puzza tanto di politichese!..

C’è però un dato incontrovertibile su cui ragionare: la maggior parte dei libri venduti ha un prezzo inferiore alla doppia cifra. Le classifiche di vendita settima­nali, hanno dovuto adeguare le loro graduatorie. Inoltre, per consentire visibilità ai romanzi di nuova uscita – tanto per fare un esempio concreto – si è utilizzato il trucco di “destinare” le riedizioni dei classici, proposti da Newton a 0,99 centesimi, nella classifica riservata ai “tascabili”.
Un’altra indagine demoscopica, ci dà la misura di quanto la lettura sia legata all’intero “apparato culturale” nel nostro paese: 

Correlazione fra lettura e universo multimediale
Correlazione fra lettura e universo multimediale

Ciò che emerge, rasenta l’ovvietà: puntare con coraggio su un settore strategico, come potrebbe essere la cultura, comporta l’inevitabile avvicinamento alla lettura. E questa ci pare sia una “conditio sine qua non”. Come “spingere” o come sviluppare questo segmanto?
Non credo spetti a me ricavare l’incognita da questa equazione, e poi non sono un editore!

Ma le aziende editoriali nazionali, oggi, temo ragionino ancora come si faceva 15/20 anni fa, negli anni in cui internet e la comunicazione globale nemmeno esi­stevano. Insomma, troppo ferme su “relazionaliposizioni di rendita. E tuttavia, abbiamo diversi spunti da cui partire per delle azioni mirate. Un esempio?

Che ne dite di trovare un ragionevole “equilibrio armonico” fra numero di pagine e prezzo? Che ne dite di allineare i prezzi, tenendo conto del momento contingente? Cosa ne pensate di sostituire i pesanti e costosi testi scola­sitci, coi i più moderni supporti elettronici-digitali-multimediali? In tal modo si centrano più obiettivi: modernizzazione dell’apprendimento, alleggerimento di quegli zaini vergognosamente pesanti, sensibilizzazione sull’uso della tecnologia e – ultimo ma non ultimo – più soldi nelle tasche dei genitori/consumatori, che così, possono liberare risorse da destinarsi anche all’acquisto di qualche libro in più. Non male come idee, se si considera che non sono un editore, vi pare?

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«Gli spettri del tempo» Un piccolo assaggio, Aspettando che il libro esca

C’è sempre qualcuno che, dietro le quinte, muove i fili di tutto!

Da un’idea di: PMR
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“C’è sempre un principio in tutte le cose e, talvolta, vi è anche una conclusione. Ma per quest’ultima, non sempre spetta a noi decidere. Sovente può dipendere dal fato, da elementi imprevedibili, da ‘forze superiori’. Tuttavia, può succedere che si giunga ad una fine, anche grazie all’inatteso intervento di innocue persone. Innocenti individui, a cui il destino ha segretamente riservato un inatteso compito…
Come nella storia che segue!

L’inizio di tutte le cose: Svizzera, Lago di Ginevra, 11 Settembre 1814. In un’illustre villa.

«[…] Finalmente, dopo una lunga attesa, il momento di incontrarci è giunto! Ditemi, mio buon amico, come è andato il viaggio sin qui? Trovate questo luogo di vostro gradimento?» domandò premuroso il Conte, all’elegante uomo inglese.
«Il viaggio, per quanto lungo, è stato abbastanza agevole. E sì, questo posto è davvero suggestivo. Sembrerebbe un luogo perfetto per un ritiro creativo. Signore, permettetemi di visitarne ogni anfratto. Magari, chissà: un giorno potrei tornarmene qui… ma per dedicarmi all’arte. Alla scrittura, e perché no: magari con un’allegra compagnia» rispose il gentiluomo, quasi in maniera profetica.
«Allora prego, seguitemi. Dentro ci aspettano impazienti, abbiamo parecchio da discorrere e deliberare. Ma certo non mancheranno le libagioni, che so, Voi, apprezzate molto» concluse il Conte, sottolineando il verbo ‘apprezzare’ con maliziosa ironia.

Austria, 3 Ottobre 1814:
«Stimato Principe, quest’Assise sarà un grande successo. Ne usciremo trionfanti e più forti. Tutto tornerà come prima, e forse anche di più» affermò il Conte di Lobo da Silveyra, autorevole diplomatico portoghese, anch’egli invitato a partecipare a quell’assemblea destinata a passare alla storia.
«Concordo con lei, caro Conte di Lobo. Che sia chiaro: io sostengo con vigore un rinnovato equilibrio dei nostri Stati. Sì allaRestaurazione” ma non intendo soffocare i perdenti. Autorevoli delegati, è notorio quanto il mio pensiero tragga ispirazione dalla filosofia del nostro grandeLudwig Von Rochau’, padre della “real-politik” ed alla quale io mi sono consegnato completamente. Ed è proprio in ragione di questo assioma che orienteremo il dibattito e le inevitabili delibere» rispose, appassionato, il Principe di Metternich

«“Onorevoli”: o adesso si rifà l’Italia oppure noi si defungerà!»

(Attenzione: questo post è stato scritto il 26-03-2013)

Egregi signori dipendenti ed inquilini molto poco onorevoli (ad eccezione di una ristretta cerchia) di “Palazzo Madama, Chigi e Montecitorio”: avrei da dirvi due paroline, condivisibili – credo – dalla maggior parte della cosiddetta “Società civile”; la stessa che, in effetti, è direttamente connessa con la vita reale, e non quella posticcia che vi create dentro quei palazzi. Voi che dovete rispondere a noialtri che siamo i vostri datori di stipendio (Grillo dixit), ecco il mio poco onorevole pensiero…
Mentre voi cazzeggiate sul nulla, mentre voi elucubrate su come tenere in vita una nomenclatura mummificata e che non ha più nulla da dare al Paese, mentre voi filosofeggiate su chi è presentabile e chi deve essere eleggibile, mentre voi proseguite nei vostri anacronistici e sterili “giochi di ruolo” (e mi riferisco soprattutto a quella finta sinistra che si considera – senza alcuna ragion veduta – al di sopra dell’impresentabilità) fingendo di aborrare i vostri naturali alleati e simbionti, mentre voi continuate ad ignorare la realtà e vi rifiutate di dare risposte concrete al Popolo nascondendovi dietro false e risibili ideologie… mentre fate tutto questo l’Italia – e con lei buona parte dei contribuenti – si avvia lentamente a defungere.
Vi vorrei ricordare che – fra Giugno e Luglio – ci toccherà pagare nell’ordine: Irpef-Irap ed Iva (a chi di competenza)-Imu-Tares ecc…Un vero e proprio dissanguamento a cui si contrappone una pesante recessione; la più difficile dal 2° dopoguerra. E la politica che fa? NIENTE!
Blatera, giochicchia, si nasconde e perde tempo. Concludo questo pensiero con un genuino suggerimento: Bersani, D’Alema, Bindi, Franceschini, Veltroni. Per cortesia: LEVATEVI DAI COGLIONI.
Andate serenamente in pensione e non vi fate più vedere né sentire, grazie. E’ gran parte dell’Italia che ve lo chiede! Ed a proposito di ipocrisie e mala-politica…
La cosiddetta Casta sta facendo passare la vulgata secondo cui lo stallo attuale – e più ancora la devastazione politico-economica del paese – sia colpa dei grillini. Parte di queste accuse sono giuste, per meglio dire comprensibili. Però, al tempo stesso, siamo di fronte a due paradossi notevoli.
Paradosso Uno: Il M5S sarebbe responsabile, per buona parte di politica e media, di vent’anni di disastri. Un po’ come se Balotelli, dopo aver sbagliato due partite di fila, fosse accusato di non aver fatto vincere uno scudetto al Milan negli ultimi anni. Pd e Pdl incolpano il M5S dei propri errori (e delle proprie connivenze), nella speranza che gli italiani alle prossime elezioni voltino le spalle alla forza di Beppe Grillo. Ci riusciranno? E’ possibile!
Paradosso Due: Il M5S sta ricevendo accuse di ogni tipo, pur rispettando il suo programma. Anche questa è notevole: non è che il Movimento sia accusato di essere un voltagabbana, di avere tradito gli elettori, di avere barattato la propria natura in nome delle poltrone. No, qui è il contrario: il M5S ha la colpa – e in effetti in Italia lo è – di rispettare le parole date. E tra le parole date, anzi urlate, c’era il “niente fiducia, niente alleanze, devono andare tutti a casa”.
Purezza e coerenza devono sempre scendere a patti con la realtà delle cose: è inutile continuare a giocare a poker se nel frattempo gli altri giocano a briscola. Però è davvero intollerabile questa recita – anzitutto dei piddini – secondo cui loro sono santi e gli altri irresponsabili. Di chi è la colpa? Il disastro attuale non è colpa del M5S (chi lo sostiene asserisce il falso e sa di farlo), ma del peggiore centrodestra d’Europa e di un centrosinistra incapace, correo e comicamente arrogante. Nessuno al mondo sarebbe riuscito a perdere contro questo Berlusconi tramontante. Nessuno, tranne il Pd (e derivati). Se si cercano le colpe, si additino i Boccia e le Bindi. Sono loro che hanno tenuto in vita il Caimano. Mica Grillo. Se “Berlusconi c’è ancora”, le colpe sono delle Bicamerali, dei D’Alema, degli inciuci, dei Mastella, degli indulti, degli scudi fiscali, delle leggi vergogna (mai cancellate), dei conflitti d’interesse (non risolti). Eccetera eccetera. E questo pensiero che chiosa… esce dritto, dritto, dalla penna dell’ottimo Andrea Scanzi!

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«Enzo Tortora: un sanguinoso conto ancora da saldare»

(Piemmerre 2013-2016 Copyleft sharing)

Il ritratto di un uomo troppo perbene. I giovani di oggi si chiederanno… «Ma chi è ‘sto Enzo Tortora?» Ebbene, la domanda non pare affatto fuori luogo giacché sono quasi trenta, gli anni trascorsi dall’inizio dei tragici fatti. Vediamo, dunque, chi era davvero costui. E che cosa è oggi.
Tortora era un presentatore televisivo molto noto, davvero molto quotato; un vero professionista del tubo catodico. Un conduttore da 28 milioni di telespettatori; numeri da sogno per la TV di oggi. Costui incarnava un certo perbenismo borghese. Infatti, la sua figura pubblica, certamente, non era a tutti gradita. Finì all’improvviso in un tritacarne allestito dalla procura di Napoli, sulla base di un manipolo di “pentiti”: 11 per la precisione (ridefinita col soprannome di: “Nazionale” della menzogna), che prese ad accusarlo di reati ignobili. Con lui, prima che quell’operazione si sgonfiasse come un palloncino, finiranno nel tritacarne altre 855 persone, e solo poco più della metà venne condannata. Il suo arresto fu un evento mediatico: dappprima la traduzione in carcere, coi carabinieri che lo ammanettano, come se fosse il peggiore dei criminali. Poi gli allestiscono una sorta di passerella davanti a fotografi ed operatori televisivi. Con Tortora, la giustizia italiana, fa un salto indietro di qualche secolo, coprendosi letteralmente di vergogna e di infamia. Un gruppo di mediocri magistrati (colpevoli anche di un insaziabile protagonismo), non si lascia scappare questa ghiotta occasione per mostrare i suoi lati più bui. E, manco a dirlo, l’Italia si spacca letteralmente in due: tra innocentisti e colpevolisti. Anche la stampa, dichiaratamente forcaiola, si consegna all’infamia ed alla vergogna, e riesce a dare il peggio di sé. Vedrete!
Enzo Tortora, oggi, lascia una cicatrice ancora sanguinante, una macabra pagina nera della nostra storia. Per molti (ma non per tutti, è bene saperlo) resterà per sempre il simbolo di una “Giustizia ingiusta”. Che di macroscopici errori, dopo di lui, ne commetterà – purtroppo – ancora molti.

Breve riepilogo di una tragedia quasi annunciata:
Ventinove anni fa, alle quattro e un quarto del mattino, del 17 giugno ’83, i Carabinieri bussano alla porta di una camera dell’hotel Plaza di Roma e arrestano Enzo Tortora. Mentre il cellulare lo trasporta in manette verso il carcere di “Regina Coeli”, Tortora è travolto da flash, telecamere e crudelissimi insulti: “ladro, farabutto, ipocrita, faccia di merda!”. Viene condannato dai giudici di “Corte d’Assise”, a dieci anni per traffico di stupefacenti e associazione per delinquere di tipo mafioso. Per i magistrati è un appartenente alla “NCO-Nuova Camorra Organizzata”, di Raffaele Cutolo, con mansioni di corriere della droga. E’ la vittima sacrificale degli isterismi e dei pressappochismi dell’antimafia. Il 15 settembre 1986, la Corte di appello di Napoli, rovescia il verdetto assolvendo con formula piena Enzo Tortora, giudicando i pentiti che l’accusavano non credibili. «È la fine di un incubo!», commenta il presentatore e, l’innocenza “dell’imputato”, viene confermata definitivamente il 13 giugno 1987 dalla Corte di Cassazione. Meno di un anno dopo, il 18 maggio 1988, Enzo Tortora muore per un cancro ai polmoni. Complici della mano assassina… forse anche i (molti) cronisti giudiziari dell’epoca, i giornalisti, i giudici, le procure e le “gazzette delle procure“, che si son divertite a sparare false accuse su Tortora, mantenendo l’impunità. Sino ad oggi!

La “grande parata” degli aguzzini e degli impuniti:
Dal nutrito cast di magistrati, cronisti, inquirenti, giornali ecc… ad oggi, nessuno ha ancora chiesto scusa. Nessuna azione penale o indagine di approfondimento, verso costoro, è stata mai avviata, né alcun procedimento disciplinare è stato mai promosso davanti al Consiglio Superiore della Magistratura a carico dei pubblici ministeri che condannarono Tortora. I giudici che l’hanno “condannato a morte”, hanno proseguito le loro carriere tranquillamente, senza avvertire alcun problema di coscienza o rendere conto del dolo evidente; qualcuno di questi addirittura con incarichi anche presso C.S.M.
E allora, diciamocelo chiaramente: in Italia la legge “chi sbaglia paga” è valida per tutti, fuorché per la “casta dei giudici” o pochi altri ancora. Sdoganiamo una volta per tutte questa amara consapevolezza: “non esiste alcuna legge per la responsabilità civile del giudice che commette un orrore/errore giudiziario, in odore di dolo”, aggiungo io. Infatti… «Sig. giudice Dott. Giorgio Fontana: cos’ha da dire dieci dopo la morte di Tortora?» gli chiede un premuroso giornalista, due anni orsono.
«Non ci fu errore giudiziario, come molti si ostinano a ripetere. Errare umanun est». Ma perseverare, francamente!..
E già che ci siamo, leggiamolo il festival della vergogna, interpretato dai boia di Tortora. Visto che non pagheranno mai per gli errori commessi, giovi almeno ricordare i nomi e le citazioni dei galantuomini che hanno contribuito alla posticcia edificazione del suo patibolo:
– Pm Diego Marmo: “Tortora è un cinico mercante di morte”;
– giudice Giorgio Fontana “Se Tortora non è in coma non lo mollo”;
– giudice Armando Olivares “Sulla colpevolezza di Tortora non ho avuto e non ho ombra di dubbio per il traffico di droga… oggi ha vinto la camorra” (esclamava il giudice, al TG1, dopo l’assoluzione di Tortora).
Be’, giudicate voi il gratuito e crudele spirito, soggettivo e pregiudizievole, ostentato da queste carogne che dovevano amministrare la Nostra giustizia. Naturalmente, la lista di aguzzini, non si ferma qui. Nominiamoli tutti, i “giudici”: Felice Di Persia, giudice Lucio Di Pietro, giudice Luigi Sansone, giudice Gherardo Fiore, giudice Orazio Dente Gattola, giudice De Lucia, giudice Achille Farina , giudice Carlo Spirito. E Amen!
I “processi” mediatici di una certa “stampa canaglia“: le parole possono essere un’arma implacabile, nelle mani di chi può condizionare l’opinione pubblica. E se a questo vi si aggiungono magistrati…

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PS: Potete leggere la versione integrale, direttamente dal Ns Blog. Ecco il link:
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«Real-Estate Italia: casa tua in che “classe” è?»

Il mercato immobiliare domestico sta vivendo, probabilmente, la sua più drammatica stagione. E, sempre parlando in termini di ragionevoli ipotesi, il difficile momento non è ancora destinato ad esaurirsi. Forse proseguirà anche per tutto il 2014. E, come se non bastasse, già da tempo incombe su tutto il settore una pericolosa spada di Damocle: la certificazione della classe energetica sugli immobili!
Da gennaio 2012 è legge! Tuttavia… il cammino per mettersi in regola sembra ancora lungo. Analizzando i dati ufficiali, attualmente disponibili, emerge che poco più del 13% degli immobili in affitto o vendita possiede il certificato di prestazione energetica, nonostante sia obbligatorio. Un tendenza che cresce, ma troppo lentamente, visto che, nei primi giorni di gennaio 2012, solamente il 4,7% delle offerte era in regola, ma possiamo sicuramente parlare di un miglioramento. Sono le differenze tra regioni a mostrare come ci siano reazioni distinte nell’applicare normativa. Se nel Nord Est, la percentuale di proposte dotati di certificazione energetica è del 18,9%, e nel Nord Ovest è del 15,6%, le cose peggiorano nell’Italia centrale, in cui si arriva all’8,8% e in quella meridionale, in cui non si arriva nemmeno al 4%. Le province, poi, con la percentuale maggiore di trattative “certificate” sono Bolzano (con il 25,6%) e Trento (con il 22%). La provincia di Milano arriva all’11,3%, quella di Torino al 10,2% e quella di Roma al 5,2%; fanalino di coda della classifica è la provincia di Palermo, che non arriva nemmeno all’1%. Eppure, senza una carta d’identità energetica, vista anche la tremenda congiuntura, perché ci si ostina ad eludere questa normativa? La paura, forse, di generare un plafond di immobili invendibili e/o destinati ad una pesante svalutazione? Come mai queste differenze?Forse il periodo di “vacche magre” impedisce, a parecchi proprietari, di mettersi in regola? Quegli stessi titolari già pesantemente tartassati sulle loro case? Be’, intanto cominciamo dalle differenze: ad oggi l’unica regione che sanziona il mancato inserimento che, lo ricordiamo è obbligatorio è la Lombardia (sono previste multe da 3.000 a 5.000 euro). Le altre regioni non si sono ancora pronunciate in merito. Ma è ragionevole supporre che questo gap sanzionatorio sarà colmato a breve, date le circostanze economiche o il vuoto delle casse comunali.
In questa fase di incertezza i problemi maggiori li hanno i privati: solo l’1,5% delle loro proposte reca l’indicazione energetica dell’immobile, contro il 12,9% degli annunci delle agenzie. Va detto, però, che sono valide solo quelle inserzioni che, oltre alla classe energetica, riportano anche l’indice di prestazione energetica dell’immobile; questo valore si estrapola dall’attestato di certificazione e rende di conseguenza irregolari tutti quegli immobili che, attraverso una procedura di autocertificazione, erano stati collocati in maniera automatica nella classe G, la peggiore in assoluto. Da qui, dunque, una netta discriminante sul valore dei cespiti che in futuro governerà le scelte degli acquirenti.
Obiettivo dichiarato della normativa, è conoscere lo stato degli immobili in Italia e, di conseguenza, fornire delle risposte alla crisi energetica attuale, percepita come un problema serio per la nazione. L’Italia non ha ancora una sua politica energetica, né in passato se n’è mai premurata di prenderla in considerazione, ma non sapere nemmeno quanto consumano gli immobili è una lacuna che oggi non è più accettabile.
Difatti, le verifiche su un primo campione di certificazioni, ci dicono che il 24% degli immobili censiti, appartiene alla classe C, mentre una percentuale identica si trova nella classe G, la peggiore in assoluto: in questa categoria ci sono gli immobili più vecchi, quelli che non potrebbero arrivare in classe A nemmeno con radicali ristrutturazioni.
In ogni caso, ritengo opportuno chiarire una cosa: la classificazione energetica di un immobile non determina, da sola, sensibili variazioni di prezzo, anche perché è piuttosto complesso separare il singolo fattore dalle condizioni generali dell’immobile. E’ altresì anche vero che, immobili simili ma appartenenti a classi energetiche differenti, possono avere un prezzo di vendita che può variare fino al 30%, a seconda che siano in prima o in ultima classe. Un ragionamento analogo vale per gli immobili in locazione: se due appartamenti sono simili per dimensioni, stato e zona, occorre considerare che, una diversa classe energetica di appartenenza, dovrà generare per forza distinti canoni di fitto giacché, la stessa, avrà ripercussioni più o meno dirette sulle bollette e le altre utenze, ad oggi, sempre più care. Anche in funzione dell’elevato costo energetico che si ripercuote sui paesi importatori.
Dunque, in conclusione… quale scenario si aprirà in Italia nei prossimi 18/24 mesi? Supereremo questa difficile prova di maturità? Il mercato immobiliare domestico, nell’immediato futuro, sarà più coerente con il cotesto socio-patrimoniale? Il concetto di proprietà, subirà una trasformazione?
Difficile, oggi, trovare plausibili risposte: troppe le nebbie e le incertezze addensate all’orizzonte. Occorre prima una minima schiarita!

«La nostra “Natura” politica»

Che bravi che sono, i nostri “signori” della politica: l’Italia intera cede e affoga letteralmente, sotto la sferza dell’acqua, e loro ancora fermi a guardarsi le punte dei piedi, giocando a “dentro o fuori”.
L’intera nazione galleggia in un perenne dissesto idrogeologico, e mai che si muovesse un dito per trasformare questa disgrazia in un concreto progetto di rilancio dell’economia. Perché, ce lo insegnava il Malthus: dalle guerre o calamità, emergono grossi spunti di crescita. Per quanto cinico possa apparire. Ma loro, invece… barcollano beati nell’ignavia.
Poi ci lamentiamo se in Sardegna (ma anche Messina, Sarno, Genova. Gli esempi sono infiniti…) si muore per la pioggia?
ASSASSINI. TUTTI!
COLPEVOLI le istituzioni centrali, che fottono e se ne fottono, giacché impegnate a tenere in piedi un “apparato” parassitario; COLPEVOLI le amministrazioni locali, perché incompetenti (nella migliore delle ipotesi) e colluse sino al midollo nel malaffare; COLPEVOLI i costruttori, perché scelgono di agire senza vergogna e senza scrupolo, in nome del dio denaro, consapevoli discepoli dell’avidità. Infine, COLPEVOLI anche i cittadini, che scientemente corrompono amministratori compiacenti, per farsi rilasciare licenze edilizie laddove la Natura poneva il suo veto. Cittadini che scelgono consapevolmente di acquistare casa sapendo che lì, fino a poco prima, vi era il letto di un fiume morto. Ma che morto non lo sarebbe mai stato in eterno, ed al suo risveglio… è apocalisse!
COLPEVOLI, tutti coloro che hanno urbanizzato ed edificato città, intorno a vulcani, fiumi, discariche, boschi o foreste.
Diciamolo chiaramente, una volta per tutte: la colpa (o il dolo) troppo spesso, è anche del cittadino, della “società civile”.
Da parte mia non v’è più alcuna emozione, né dolore per voi: mi addolora solo per i bambini e tutti gli innocenti inconsapevoli.
Vi state scavando la fossa con le vostre stesse mani: dovete marcire, TUTTI!Immagine