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Il ritratto di un uomo troppo perbene. I giovani di oggi si chiederanno… «Ma chi è ‘sto Enzo Tortora?» Ebbene, la domanda non pare affatto fuori luogo giacché sono quasi trenta, gli anni trascorsi dall’inizio dei tragici fatti. Vediamo, dunque, chi era davvero costui. E che cosa è oggi.
Tortora era un presentatore televisivo molto noto, davvero molto quotato; un vero professionista del tubo catodico. Un conduttore da 28 milioni di telespettatori; numeri da sogno per la TV di oggi. Costui incarnava un certo perbenismo borghese. Infatti, la sua figura pubblica, certamente, non era a tutti gradita. Finì all’improvviso in un tritacarne allestito dalla procura di Napoli, sulla base di un manipolo di “pentiti”: 11 per la precisione (ridefinita col soprannome di: “Nazionale” della menzogna), che prese ad accusarlo di reati ignobili. Con lui, prima che quell’operazione si sgonfiasse come un palloncino, finiranno nel tritacarne altre 855 persone, e solo poco più della metà venne condannata. Il suo arresto fu un evento mediatico: dappprima la traduzione in carcere, coi carabinieri che lo ammanettano, come se fosse il peggiore dei criminali. Poi gli allestiscono una sorta di passerella davanti a fotografi ed operatori televisivi. Con Tortora, la giustizia italiana, fa un salto indietro di qualche secolo, coprendosi letteralmente di vergogna e di infamia. Un gruppo di mediocri magistrati (colpevoli anche di un insaziabile protagonismo), non si lascia scappare questa ghiotta occasione per mostrare i suoi lati più bui. E, manco a dirlo, l’Italia si spacca letteralmente in due: tra innocentisti e colpevolisti. Anche la stampa, dichiaratamente forcaiola, si consegna all’infamia ed alla vergogna, e riesce a dare il peggio di sé. Vedrete!
Enzo Tortora, oggi, lascia una cicatrice ancora sanguinante, una macabra pagina nera della nostra storia. Per molti (ma non per tutti, è bene saperlo) resterà per sempre il simbolo di una “Giustizia ingiusta”. Che di macroscopici errori, dopo di lui, ne commetterà – purtroppo – ancora molti.

Breve riepilogo di una tragedia quasi annunciata:
Ventinove anni fa, alle quattro e un quarto del mattino, del 17 giugno ’83, i Carabinieri bussano alla porta di una camera dell’hotel Plaza di Roma e arrestano Enzo Tortora. Mentre il cellulare lo trasporta in manette verso il carcere di “Regina Coeli”, Tortora è travolto da flash, telecamere e crudelissimi insulti: “ladro, farabutto, ipocrita, faccia di merda!”. Viene condannato dai giudici di “Corte d’Assise”, a dieci anni per traffico di stupefacenti e associazione per delinquere di tipo mafioso. Per i magistrati è un appartenente alla “NCO-Nuova Camorra Organizzata”, di Raffaele Cutolo, con mansioni di corriere della droga. E’ la vittima sacrificale degli isterismi e dei pressappochismi dell’antimafia. Il 15 settembre 1986, la Corte di appello di Napoli, rovescia il verdetto assolvendo con formula piena Enzo Tortora, giudicando i pentiti che l’accusavano non credibili. «È la fine di un incubo!», commenta il presentatore e, l’innocenza “dell’imputato”, viene confermata definitivamente il 13 giugno 1987 dalla Corte di Cassazione. Meno di un anno dopo, il 18 maggio 1988, Enzo Tortora muore per un cancro ai polmoni. Complici della mano assassina… forse anche i (molti) cronisti giudiziari dell’epoca, i giornalisti, i giudici, le procure e le “gazzette delle procure“, che si son divertite a sparare false accuse su Tortora, mantenendo l’impunità. Sino ad oggi!

La “grande parata” degli aguzzini e degli impuniti:
Dal nutrito cast di magistrati, cronisti, inquirenti, giornali ecc… ad oggi, nessuno ha ancora chiesto scusa. Nessuna azione penale o indagine di approfondimento, verso costoro, è stata mai avviata, né alcun procedimento disciplinare è stato mai promosso davanti al Consiglio Superiore della Magistratura a carico dei pubblici ministeri che condannarono Tortora. I giudici che l’hanno “condannato a morte”, hanno proseguito le loro carriere tranquillamente, senza avvertire alcun problema di coscienza o rendere conto del dolo evidente; qualcuno di questi addirittura con incarichi anche presso C.S.M.
E allora, diciamocelo chiaramente: in Italia la legge “chi sbaglia paga” è valida per tutti, fuorché per la “casta dei giudici” o pochi altri ancora. Sdoganiamo una volta per tutte questa amara consapevolezza: “non esiste alcuna legge per la responsabilità civile del giudice che commette un orrore/errore giudiziario, in odore di dolo”, aggiungo io. Infatti… «Sig. giudice Dott. Giorgio Fontana: cos’ha da dire dieci dopo la morte di Tortora?» gli chiede un premuroso giornalista, due anni orsono.
«Non ci fu errore giudiziario, come molti si ostinano a ripetere. Errare umanun est». Ma perseverare, francamente!..
E già che ci siamo, leggiamolo il festival della vergogna, interpretato dai boia di Tortora. Visto che non pagheranno mai per gli errori commessi, giovi almeno ricordare i nomi e le citazioni dei galantuomini che hanno contribuito alla posticcia edificazione del suo patibolo:
– Pm Diego Marmo: “Tortora è un cinico mercante di morte”;
– giudice Giorgio Fontana “Se Tortora non è in coma non lo mollo”;
– giudice Armando Olivares “Sulla colpevolezza di Tortora non ho avuto e non ho ombra di dubbio per il traffico di droga… oggi ha vinto la camorra” (esclamava il giudice, al TG1, dopo l’assoluzione di Tortora).
Be’, giudicate voi il gratuito e crudele spirito, soggettivo e pregiudizievole, ostentato da queste carogne che dovevano amministrare la Nostra giustizia. Naturalmente, la lista di aguzzini, non si ferma qui. Nominiamoli tutti, i “giudici”: Felice Di Persia, giudice Lucio Di Pietro, giudice Luigi Sansone, giudice Gherardo Fiore, giudice Orazio Dente Gattola, giudice De Lucia, giudice Achille Farina , giudice Carlo Spirito. E Amen!
I “processi” mediatici di una certa “stampa canaglia“: le parole possono essere un’arma implacabile, nelle mani di chi può condizionare l’opinione pubblica. E se a questo vi si aggiungono magistrati…

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CC BY-ND 3.0 – Unported License

PS: Potete leggere la versione integrale, direttamente dal Ns Blog. Ecco il link:
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