(Grazie infinite ai potenti mezzi della rete ed a quei Bloggers che con grande abnegazione,
scelgono di condividere le loro illuminanti idee)

Il denro non dorme mai
Il denro non dorme mai

Parte prima: introduzione:

Faccio una debita premessa, prima di affrontare l’origine della crisi. Tutto ebbe iniziò così, attraverso il “sermone” di un’icona hollywoodiana che rispondeva al nome di Gordon Gekko: «L’avidità, non trovo una parola migliore, è valida! L’avidità è giusta, l’avidità funziona, l’avidità chiarifica, penetra e cattura l’essenza dello spirito evolutivo. L’avidità, in tutte le sue forme: l’avidità di vita, di amore, di sapere, di denaro, ha impostato lo slancio in avanti di tutta l’umanità. E l’avidità, ascoltatemi bene, non salverà solamente la vostra compagnia, ma anche l’altra disfunzionante società che ha nome America
Un monologo passato alla storia, recitato nel bel mezzo di un’assemblea degli azionisti in cui, un giovane ed implacabile miliardario, sferzava un comatoso CDA umiliandolo, facendo presente che – tutti assieme, quei vice presidenti – possedevano meno del 3% del capitale della compagnia. Avidità, dunque… lo speciale ingrediente da mescolare al propellente che avrebbe alimentato quell’eccezionale meccanismo conosciuto come economia americana. 
Nelle parole del sempre lucido e spietato miliardario, nato da un’intuizione di Oliver Stone nel 1985, la condizione essenziale per un’economia che prometteva prosperità e benessere diffuso. Ma che rivelava, per contrappasso, anche le basi di un’incontrollata deregulation del sistema bancario e finanziario, benché – quelle stesse basi – fossero ben dissimulate da un ciclo di crescita generale e mercati finanziari in continua espansione. Le stesse basi, che ci hanno condotto sino al tragico epilogo della crisi attuale. 
Terminata questa breve premessa, arriviamo al nocciolo della questione: vi siete mai chiesti come sia stato possibile arrivare a tanto? Come è stato possibile arrivare a mettere in discussione le più elementari certezze ed i fondamenti stessi dell’economia, nonché taluni diritti naturali acquisiti?
Ok, se non lo avete mai fatto non sentitevi colpevoli, ci proverò io fornendo una serie di tracce concrete; proverò a coinvolgervi nella riflessione, anche perché non è più possibile ignorare la situazione. Tenterò di ripercorrere, cronologicamente, tutte le tappe che hanno dato vita all’attuale dramma socio-economico, vera piaga di inizio terzo millennio. Una successione di azioni e reazioni che hanno avuto, come unico risultato, la creazione di un imprevedibile abominio: “la generazione dei tre niente”. Ossia: niente lavoro, niente reddito, niente risorse e forse… nessun futuro!
Questo mio sforzo, però, sarà condiviso dall’autorevole voce di uno specialista in cinismo ed avidità nei profitti: Gordon Gekko. Egli, grazie al suo freddo e pragmatico approccio, nonché alla sua lucida analisi, ci aiuterà a comprendere, anche con un linguaggio abbastanza semplice, il perché e la gravità di tutte le scelte che hanno dato vita alla più tragica crisi dalla “grande depressione.” Il bisogno scoprire le ragioni più nascoste, unitamente alla volontà di condividere le mie più tetre inquietudini, mi hanno spinto ad immaginare questo improbabile colloquio virtuale con un moderno mito di celluloide. Dunque, raccogliamo con piacere la versione di Gekko. Lasciamoci rapire dal fascino delle sue parole che, c’è da scommetterci, saranno anche al vetriolo!

Parte seconda: l’intervista:

«Signor Gekko, grazie per il suo intervento. Ci vuole regalare una delle sue celebri citazioni per introdurre l’argomento?»
«Sono io che vi ringrazio per questa originale intervista, perchè mi date l’opportunità di prendermi una rivincita su chi, in passato, non ha esitato a mettermi “alla sbarra”. Lei mi consente di denunciare tutte le nefandezze perpetuate negli anni da banche, assicurazioni e affini. E sì, in effetti ho una frase proprio adatta all’uopo: “Il più ricco 1% del paese possiede metà della ricchezza del paese: 5 trilioni di dollari. Un terzo di questi viene dal duro lavoro, 2/3 dai beni ereditati: interessi sugli interessi accumulati da vedove, figli idioti, e dal mio lavoro: la speculazione mobiliare-immobiliare”. E questa, era la situazione dell’America nel 1986!»
«Con questo, lei vuol farci capire che niente o poco è cambiato?»
«Esatto amico, è tutta una stronzata! Lì fuori c’è quasi l’80% degli americani che è nullatenente o quasi. Tutti quei trilioni di dollari in mano a pochi ricchi, sono come parassiti e non generano valore per nessuno, tranne che per noialtri ricchi. Già, perché fra costoro… ci sono anch’io. Come dire: io non creo nulla, perchè non produco. Io, semplicemente, posseggo!»
«Chiarissimo! Ma tutto questo come impatta con la crisi che stiamo vivendo ora? Quali le implicazioni nella quotidianità?»
«C’entra eccome! E’ sempre tutto in funzione dell’avidità. Ora, però, non voglio ripetere quel monologo, anche perché sono sicuro che lo farai tu stesso. Tuttavia, è innegabile come l’avidità – ancora oggi – condizioni scelte e mercati.»
«Potrebbe essere più chiaro, signor Gekko?»
«Certo! E mi fa piacere che usi Signore e non Mr; è molto più gradevole all’orecchio. Dunque, dicevo dell’avidità oggi. Ebbene… qui ci vuole un’altra mia eloquente citazione: signori e signore che leggerete queste pagine, dovete sapere che il 40% di tutti i profitti societari americani, un po’ prima della crisi, era costituito da proventi finanziari, non dalla produzione o da qualcosa che avesse a che fare con le necessità delle persone. La verità è che ci siamo tutti dentro: banche, consumatori. Tutti muoviamo la giostra dei soldi. Prendiamo un dollaro, lo pompiamo di steroidi e lo chiamiamo “leva finanziaria”. Io, che invece sono più diretto ed ho imparato ad essere molto più sincero, preferisco definirlo Finanza dopata!»
«Quindi lei sostiene che, la leva finanziaria, come espressione più moderna dell’avidità, sia alla base del disastro mondiale?»
«Proprio così! Una sgradevole alchimia, ma è solo un punto di partenza. Dobbiamo considerare le responsabilità indirette, anche dal punto di vista del consumatore/contribuente.»
«Cioè, lei dice che anche le persone sono colpevoli?»
«Certo, che sì! Ci sono responsabilità estese; anche le famiglie, i liberi professionisti, la politica: tutti hanno recitato una parte in questo mega imbroglio, più o meno indirettamente. Mi spiego meglio: è l’avidità che spinge i genitori, gli avvocati, le famiglie con due buoni redditi, a chiedere un mutuo di 250.000 dollari sulla casa che ne vale 200.000 e, con quei 50.000 extra, correre al centro commerciale a comprare la tv al plasma, l’ultimo cellulare o il computer. E, già che ci sono, anche un suv. E perchè no: anche la seconda casa? In effetti, conviene. Insomma, lo sappiamo tutti che il prezzo delle case, in America, sale sempre. Giusto? Ed è l’avidità che ha spinto la FED a ridurre il tasso di interesse all’1% dopo l’11 settembre, perchè tornassimo tutti a fare shopping. Ora è chiaro il ruolo che tutti noi abbiamo avuto, mio caro? A proposito, ti secca se ti chiamo così?»
«Niente affatto, ma preferirei essere chiamato col mio nome; comunque il suo concetto è chiarissimo. Però mi chiedo: con tutti questi bravi economisti sparsi in giro per il mondo, possibile che nessuno abbia presagito alcunché? Nessuno che avesse percepito oppure cercato un segnale di preallarme?»
«Caro Carmine – un po’ complicato il tuo nome da pronunciare – come già dissi più di cinque lustri fa, in occasione della mia prima apparizione sul grande schermo, in tutta franchezza… i più di questi laureati ad Harvard non vale un cazzo! Oggi serve gente povera, sveglia ed affamata. Senza sentimenti. Una volta vinci e una volta perdi; ma continui a combattere. E se vuoi un amico, prendi un cane!»
«Be’, ricordo questo suo adagio. E sì: riconosco che il mio nome risulta poco pratico per voi anglosassoni. Adesso, tornando alla crisi attuale, potrebbe riassumerne le varie fasi in modo che a tutti risulti chiaro? Potrebbe rispondere a quest’ultima domanda?»
«Con vero piacere, Carmine. Dunque, dal mio punto di vista le cose stanno più o meno così… te le sintetizzo. In parole povere, quella che in origine si considerava una crisi puramente finanziaria, in realtà, si è rivelata essere una crisi sistemica, con radici ben più profonde. Le sue motivazioni, fra le altre cose, sono più strutturalmente connesse alla difficoltà progressivamente aumentata, nell’ultimo trentennio per le economie sviluppate, di equilibrare le crescenti capacità produttive con una domanda effettiva adeguata (cioè corredata di mezzi di pagamento).
Tutto ciò non ha fatto altro che mettere in evidenza luci ed ombre dell’economia reale (la varietà delle attività economica direttamente collegata alla produzione e alla distribuzione di beni e servizi) e dell’economia finanziaria (i soggetti e prodotti della finanza), nonchè delle correlazioni fra queste variabili. Infatti, l’economia finanziaria (il cui ruolo si è andato rafforzando a partire dagli anni ’80), pur non producendo nulla di tangibile, sembra essere diventata essenziale per il reperimento dei capitali destinati al funzionamento di un’attività economica reale. In buona sostanza, il settore finanziario, dovrebbe essere funzionale all’economia, non viceversa. Alla fine, abbiamo confuso i fini con i mezzi. E la suddetta confusione, ha portato ad un uso sempre meno appropriato della finanza. E così, la crisi, si accende e si propaga attraverso sentieri che sono al di fuori degli organi di controllo e vigilanza. Si assiste ad un eccessivo ricorso all’indebitamento, un’evidente sottocapitalizzazione di alcune istituzioni finanziarie, una crescita spropositata del valore di mercato dei cespiti patrimoniali, con conseguente erogazione dei mutui sulla casa (in particolare di mutui sub-prime concessi senza una verifica attenta delle garanzie dell’acquirente e garantito da enti esterni), nonchè ad errori nella conduzione della politica monetaria e finanziaria americana.
Poi, le banche americane, sull’onda del trend crescente dei prezzi delle case, iniziano ad erogare con molta leggerezza i mutui, sovrastimando il valore delle stesse. Erano convinte che, così facendo, in breve tempo sarebbero riuscite a rientrare dei prestiti concessi. Le persone, indotte anche dalla politica monetaria della Fed (che aveva appunto ridotto i tassi d’interesse), approfittano della situazione chiedendo mutui forti e, più in generale, accedono con troppa disinvoltura al debito.
Tuttavia, a seguito della decisione della Fed di aumentare i tassi per far fronte alle previsioni di crescita dell’inflazione, le famiglie americane che avevano sottoscritto un mutuo subprime, non sono più in grado di pagare le rispettive rate (con l’aumento dei tassi d’interesse, il costo del denaro sale e i mutui a tasso variabile schizzano verso l’alto). Ed a causa di ciò, gli istituti di credito furono costretti a confiscare le case e a metterle all’asta, al fine di ripagare, senza successo, il debito. Ed ecco, allora, che – all’esplosione dello scandalo sub-prime – spuntano fuori anche delle siglette inquietanti: CNO, CDO, SIV, ABS. Acronimi che hanno solo un comune denominatore: ADM armi di distruzione di massa. E non è una provocazione definire i prodotti della moderna ingegneria finanziaria, “armi di distruzione di massa”.»
«Certo, perché allo svilimento di quegli strumenti speculativi ne è derivato l’indebolimento patrimoniale delle persone. Ad esempio: perdita della casa.»
«Giusto, e qualche volta perdi anche la moglie. Ma questa è un’altra storia, procediamo con ordine. La scintilla, da cui poi si è innescata una reazione a catena tale da scatenare la madre di tutte le crisi, è stata la mancanza di controllo dei derivati (che si celano dietro alle suddette siglette) che, senza le opportune limitazioni, si sono diffusi nel mondo. In maniera virale ed irreversibile, ma sarò più chiaro su questo aspetto tecnico. Per cercare di rendere più compresibile quanto accaduto è necessario aprire una breve parentesi. In sostanza, nel loro ruolo di intermediari, le banche, sono solite farsi “prestare” i soldi dai depositanti, per poi prestarli, a loro volta, a chi si rivolge ad esse per un finanziamento (lucrando, tra le altre cose, sulla differenza fra gli interessi pagati ai depositanti e quelli pagati dai prenditori di fondi). Poi, per effetto del cosiddetto moltiplicatore del credito, anche i soldi che le banche danno in prestito, ritornano in tutto o in parte nei depositi delle stesse. Tuttavia, gli istituti di credito, non soddisfatti di ciò, per moltiplicare ancora di più le loro possibilità di erogare prestiti (visto che nel caso dei mutui sulle case, si tratta di prestiti di lunghissima durata, che tengono bloccate le risorse delle banche anche per decenni) si sono inventati nuovi strumenti finanziari. Nello specifico, i più produttivi nella creazione di questi strumenti della “economia di carta”, sono gli USA e la City londinese. Così, nel perseguimento di tale obiettivo, in assenza di un’adeguata vigilanza, i mutui vengono cartolarizzati (cioè trasformati da debito o attività illiquida, in uno strumento vendibile sul mercato) dalle banche in obbligazioni con diversi gradi di rischio. Poi, quei titoli atipici, vengono incorporati in altri ‘pacchetti’ finanziari (le cosiddette salsicce finanziarie), a loro volta convertiti: in obbligazioni strutturate denominate CDO (Collaterized Debt Obligations), che rappresentano una particolare tipologia di ABS (Asset Backed Securities, titoli garantiti da altri titoli); oppure in “obbligazioni garantite da attività”, vendute poi a fondi o a privati, con l’obiettivo di rientrare subito del capitale prestato.
In pratica, i mutui sono stati impacchettati con diversi altri debiti. Questi “pacchetti” di debito tossico, sono poi stati spezzettati in blocchi di diverso rischio (generando una stratificazione multi-livello dei rischi) e nuovamente impacchettati in altri prodotti finanziari (tutto questo ha il retrogusto amaro di un bel pacco, doppio pacco e contropaccotto) e poi rivenduti sui mercati finanziari, causando il contagio all’intera finanza mondiale.
Nell’ambito di questo sistema bancario ombra, “parallelo” a quello più tradizionale, vengono create le SIV (Special Investment Veihicles, nate nel 1988 ad opera di due banchieri usciti da citigroup), delle società veicolo che, essenzialmente, servono alle banche per portare fuori dal bilancio, i CDO e strumenti affini, riducendo così il fabbisogno di mezzi propri (patrimonio netto), imposto dalle regolamentazioni vigenti. Le SIV, autentiche regine di una finanza ombra, in sintesi, raccolgono dalle banche gli investimenti illiquidi e li portano fuori emettendo a loro volta altre obbligazioni (in pratica un altro pacco).
Ora, mentre nel sistema bancario tradizionale, la provvista a breve termine, si realizza attraverso strumenti come: commercial paper o cambiali brevi, su cui viene corrisposto un interesse un po’ più alto rispetto a quello interbancario, per poi rinnovare tutto a scadenza, nel “sistema ombra”, le SIV, operano con una leva di 12-15 volte superiore ai mezzi propri, lucrando sulla differenza tra il tasso d’interesse a breve che paga sulle sue commercial paper, ed il tasso d’interesse a lungo termine percepito sui prestiti che la banca ha girato. Ma, come se non bastasse, in questa “zona d’ombra” della finanza, ormai fenomeno di portata mondiale per effetto del processo della globalizzazione, oltre alle società veicolo, troviamo anche i fondi comuni d’investimento di tipo speculativo, in gergo tecnico “hedge funds” (la cui caratteristica è quella di usare sregolatamente l’effetto leva: piccola quantità di capitale proprio e grande ricorso all’indebitamento bancario), ed una serie di altri prodotti artificiosi dell’ingegneria finanziaria.
Quindi, per farci credere che ci si trova di fronte ad un buon affare e per renderli credibili o veicolabili (accattivanti al punto tale da farli ritenere un buon investimento da inserire nel proprio portafoglio), i derivati vengono accompagnati da polizze d’assicurazione contro i rischi d’insolvenza: le cosiddette CDS (credit default swaps, valutati in base al rischio, dalle agenzie di rating, pagate, a loro volta, dalle stesse banche con criteri spesso discutibili), forniti da compagnie d’assicurazione o dalle stesse banche. Così, le banche e gli altri attori finanziari, mediante i CDS, si sono passati di mano i rischi legati alla possibilità che cittadini amercani non potessero ripagare la propria rata del mutuo. E poichè, come ben sintetizza un vecchio detto del XIX secolo: “Quando gli Stati Uniti starnutiscono il mondo prende il raffreddore”, il virus della crisi si è propagato arrivando anche nel vecchio continente e fino a noi, anche se modificato rispetto al ceppo originario. A causa di ciò, nostro malgrado, siamo stati mediaticamente bombardati con nuove espressioni, ulteriori siglette che evidenziano altrettanti nuovi rischi per i nostri paesi: debito Sovrano, default, spread Btp-Bond, agenzie di rating ed altro. Abbiamo cominciato a seguire con apprensione l’andamento della borsa, soprattutto quello del famigerato spread, senza che, all’inizio, qualcuno si premurasse di farci capire meglio quanto stava accadendo (quasi fossimo dei mocciosetti troppo impressionabili per apprendere verità tremende!) Ma alla fine, NOI, abbiamo capito; abbiamo capito che questo apre uno scenario drammatico: quello del fallimento di una nazione, il cosiddetto default.
Poi abbiamo capito anche che, il rischio d’insolvenza, è strettamente collegato allo spread, ossia al differenziale tra i titoli pubblici di uno Stato e i Bund tedeschi (metro di paragone, dato che la Germania è l’economia più stabile dell’Eurozona).
Inoltre, pur non essendo degli economisti, la gente ha capito che c’è qualcosa che non torna nel meccanismo che collega il giudizio (rating) sulla solvibilità di uno Stato (e che ci riporta allo spread) e chi elabora tale giudizio, cioè i signori controllori delle agenzie di rating. E così, in breve tempo, i titoli di Stato assumono i connotati di titoli tossici, innescando un meccanismo simile a quelli a cui si era assistito con i subprime. Infatti, a causa del volume dei titoli di Stato posseduti dalle banche, queste sono esposte, a loro volta, al rischio di fallimento. Quindi, nel caso specifico dell’Italia – data la forte incidenza dei titoli di Stato nei bilanci delle banche – il default del primo si estenderebbe alle seconde e sarebbero colpiti anche i singoli correntisti, azzerando anche questa componente dei risparmio finanziario.
«Nel senso che sono congelati i soldi sui c/c? Un po’ come a Cipro?»
«Esatto, proprio così. Ma in alcuni casi si può anche rischiare di perdere tutto, se la giacenza supera i 100.000€. E proprio la triste vicenda di Cipro ci ha dimostrato che anche l’ultimo tabù è stato violato»
«Ossia? Quale sarebbe quest’ultima vessazione a cui lei si riferisce? E, soprattutto: quali nuovi scenari anche per €urolandia?»
«Mi riferisco al fatto che, il principio supremo in base al quale: il risparmio è un patrimonio inviolabile, che va tutelato e non coinvolto in attività speculative, è stato ignorato. Le recenti tragiche misure, adottate sia a Cipro che in Olanda, a proposito delle obbligazioni Jr. annullate per salvare quegli istituti di credito, ci fanno capire che in futuro, in caso di fallimenti di banche e/o assicurazioni, sarà utilizzato anche lo stock di risparmio in asset per compensare le perdite patrimoniali. Cioè: la responsabilità ricadrà anche sui risparmiatori i quali, però, non beneficieranno di nessun premio in caso di utile. E, a proposito di €uro e crisi delle economie nei paesi periferici… il bersaglio più facile saranno sempre le persone più ricche, coloro che lavorano ed i risparmiatori, che si sono comportati bene nel corso della loro vita. Nel momento in cui gli stati del welfare inizieranno a crollare, a causa delle loro promesse irresponsabili, del loro sistema di valori fatiscente e di demografie insostenibili, sarà semplice convincere più del 50% dei votanti che confiscare e rubare soldi di altri sia la soluzione migliore. Il Boston Consulting Group ha calcolato che sarebbe necessario il 28% di tutta la ricchezza privata per coprire solo il debito esistente – e non le obbligazioni future – e i soldi possono arrivare da un solo posto… le vostre tasche. State attenti!
Sono stati commessi molti errori nel tempo, ma i semi sono stati piantati molti anni fa. Sotto forma di pressione per coloro che hanno il “diritto” di possedere le loro proprietà, anche se non soddisfano i criteri tradizionali di mutuo – quindi subprime. Sotto forma di enormi “diritti” non solo per i poveri, ma anche per le classi medie – gonfiando quindi il deficit e aumentando i debiti. Sotto forma di un Euro, un grande progetto politico senza alcun fondamento – e quindi crisi e crisi, con un effetto domino anche a lunga distanza»
«Che mi venga un colpo, ma questa nuova governance è già operativa?»
«No, non ancora, ma qualcosa mi dice che sarà la nuova moda. Tempi duri aspettano i risparmiatori di €urolandia.»
«Be’, sono sicuro che i bravi consulenti ed intermediari – quelli senza conflitto d’interesse – sapranno come bypassare questa nuova minaccia di incostituzionalità. Piuttosto, come concluderebbe la sintesi sulla crisi?»
«Già, infatti: stavo accennando al propagarsi del “virus” default bancario. Dunque, il contagio del default pubblico alle banche, priverebbe il sistema produttivo non solo del risparmio nazionale, ma anche del suo sistema bancario, togliendogli uno strumento indispensabile con l’effetto di estendere la crisi all’economia reale (occupazione, consumi, prestazioni sociali, ecc). Soltando correggendo gli errori del passato, cambiando rotta ed individuando i veri obiettivi da perseguire, si potrà evitare il verificarsi di un così inquietante scenario. E’ chiaro come il sole che la madre di ogni male, oggi, è la speculazione. Il debito è l’altro nemico. E’ ora di riconoscere che è un biglietto sicuro per la bancarotta. E’ sistemico, maligno ed è globale come un cancro in metastasi. E’ una malattia e dobbiamo combatterla!»
«Una perfetta conclusione con frase ad effetto, tipica del suo stile. Grazie infinite del suo tempo e della sua esperienza, signor Gekko. Ci ha fornito un quadro generale sulla crisi davvero molto chiaro. Le saremo molto grati.»
«Naturalmente è stato un onore per me. Da quando non sono più lo stesso spietato miliardario di una volta, mi piace rendere giustizia contribuendo a svelare i trucchi dei furbetti della finanza. Ed in questo ho avuto un eloquente predecessore: il grande Soros. Arrivederci a tutti»

E qui, si conclude questo curioso esperimento comunicativo. Con la speranza che intercetti il più esteso consenso, attenderò con curiosità i vostri feedback. Grazie e buona lettura.

PSC Blog. A collection of texts: “Te la do io la crisi-la finanza sporca nelle fredde parole di Gekko
by Carmine Covino PS Consulting Consulenze in Rete.
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