Compro la Juvecaserta!

"Sono pazzo di te!"
“Sono pazzo di te!”

«Caserta città del basket!»;
«Juvecaserta, patrimonio dei casertani…»;
«Juvecaserta: orgoglio di essere meridionali
Sono solo alcuni degli slogan, degli ‘adagi’, dei paradigmi che da anni continuiamo a ripeterci, forse senza comprenderne effettivamente il senso. Ce li si ripete a pappagallo senza mai dare corpo al concetto. Eppure, potrebbe essere una realtà su cui varrebbe davvero la pena scommetterci; un ‘patrimonio’ sportivo e culturale su cui poterci addirittura investire. Già, investire… ma che vuol dire questa parola?

Investire, in parole semplici, vuol dire: utilizzare il proprio risparmio, attraverso uno o più ‘soluzioni finanziarie’, per raggiungere un risultato economico che crei un valore da aggiungere alla somma iniziale. In definiva, ottenere un profitto anche in relazione della variabile tempo; un dettaglio fondamentale nell’ottica di un obiettivo coerente. Portare a termine un investimento presuppone la definizione di un preciso piano: una strategia; ma restare fedeli al piano d’investimento o al periodo individuato può non essere facile anzi, talvolta può rivelarsi una vera e propria sfida perché, le fluttuazioni dei mercati che influiscono sul valore del capitale, possono indurre nella tentazione di rivedere le proprie scelte. In questi casi occorre tenere presente che investire (efficacemente) significa andare al di là dell’oggi e avere uno sguardo di più ampio respiro. Perché non dev’essere il mercato o l’emotività a guidarci, ma una lucida e razionale strategia.
Fatta questa opportuna premessa, vado dritto al punto: se la mia scelta finanziaria non riguardasse il mercato mobiliare bensì un altro settore? Se io volessi investire nello sport, per la precisione nella pallacanestro, di quali informazioni potrei aver bisogno? Ma soprattutto: attraverso quali strumenti ed operazioni si potrebbe veicolare il mio investimento?
Ebbene, riguardo al secondo punto, va detto subito che non esiste un’unica risposta: le alternative sono parecchie. Diciamo che, la più efficace, potrebbe essere una ‘Offerta pubblica di sottoscrizione’ (OPS).

L’OPS è l’operazione attraverso cui quote di proprietà di una società vengono create ex-novo (o sostituendo le vecchie, magari concentrate nelle disponibilità di un unico soggetto) e fatte sottoscrivere ai nuovi soci. La conseguenza di una OPS è un aumento di capitale per la SPA neonata. Nel caso di specie, trattandosi di una società di pallacanestro, l’operazione non deve necessariamente passare per la borsa valori, e quindi per la quotazione sui listini ufficiali. Di fatto si tratterebbe di una transazione fra privati, quindi è possibile stabilire regole precise – a garanzia di tutte le parti – come ad esempio: indicare tempi e modalità di ingresso ed uscita dei soci, eventuale partecipazione ad utili o perdite, benefici e vantaggi per soci, privilegi per i soci fondatori ecc. ecc. Attraverso questa innovativa formula, che ad oggi resta ancora inedita, il concetto tifoso cambia, si evolve: il tal caso egli diviene tecnicamente un socio/supporter.
Passando al primo punto di domanda (ossia di quali informazioni potrei aver bisogno) direi che senza dubbio occorre avere un quadro demografico ed economico-finanziario del territorio. Sia per il mondo imprenditoriale che per le persone fisiche, tecnicamente definite ‘pubblico indistinto’. Insomma, regola numero uno: conosci il tuo territorio! Ma voi lo conoscete davvero il territorio di “Terra di lavoro”? Siamo sicuri di conoscerne tutti i numeri utili per operare scelte ponderate? A tal uopo, quindi, si dovrebbero ricercare informazioni sul territorio provinciale Per ora eccovene una breve sintesi:

"Terra di lavoro" in cifre
“Terra di lavoro” in cifre

Poi su questo ci torneremo più tardi, prima c’è da individuare altri dettagli importanti, cioè: chi prepara una OPS? Chi fa da garante per le parti in gioco? Dove si collocano le quote oggetto di sottoscrizione? Quali sono i soggetti più indicati a fare da intermediari? Chi può accedere ad una OPS? Che profilo deve avere chi sottoscrive quote? Cominciamo con ordine, domanda numero uno: chi la prepara? Ebbene…
Punto uno c’è sempre un valido Advisor (Società di consulenza e/o studio legale specializzato) a fare da regista in un’operazione del genere. Di solito si tratta di rinomatissime società di rating e/o grosse ‘case di investimento’, ma in questo caso – trattandosi di una circostanza meno complessa – uno stimato e competente studio professionale o un’azienda di consulenza finanziario/aziendale possono andare più che bene;
Punto due: i garanti delle parti: come in ogni SPA (quotata o meno) esistono organi più o meno indipendenti (esterni ed interni) preposti alla vigilanza sui conti, sulla politica di gestione (collegio sindacale e dei probiviri), a tutela del pubblico indistinto (assemblea piccoli azionisti) e dei grandi azionisti (Consiglio di amministrazione).
In alcuni casi – non per una operazione come questa – vi è anche un pool di esperti esterni, totalmente indipendente dalla proprietà aziendale: i cosiddetti revisori dei conti;
Punto tre: nella fattispecie, tali quote possono essere collocate a mezzo offerta pubblica, sottoscrivibile solo attraverso canali ufficiali autorizzati e qualificati. Si tratta di banche, SIM, advisor esenti da conflitto, società cooperative e associazioni che non rientrano nella struttura aziendale della proponente;
Punto quarto: a mio modesto parere, i soggetti più indicati a fare da intermediari (considerata la fattispecie di operazione) potrebbero essere due. Direi senz’altro: 1 – le BCC (le banche di credito cooperativo locali) in qualità di soggetto creditizio, la cui peculiarità è appunto il loro presidio territoriale, la loro capacità di penetrazione nel tessuto socio-economico locale; 2 – le società cooperative che, in qualità di associazioni No Profit, lavorando anche su progetti legati allo sport ed attività di interesse generale, potrebbero farsi promotrici e raccogliere risorse in affiancamento alle banche, implementando i rispettivi sforzi nel sollecitare l’operazione;
Punto quinto e sesto: minorenni a parte, praticamente tutti possono accedere a questo genere di offerta. Basta avere una minima disponibilità da destinarvi ed un orizzonte temporale (durata operazione) compatibile col tifoso/socio.
Sarebbe superfluo stilare un presunto profilo ideale; in realtà occorre possedere un sano interesse per lo sport – per la pallacanestro in questo caso – e viverlo con passione. Essere disponibili, nei limiti delle proprie possibilità finanziarie, a supportare economicamente le attività nella massima serie professionistica, ricevendo in cambio la partecipazione ad un grande spettacolo di agonismo. Ma non solo; è chiaro che al tifoso/socio spetteranno anche una serie di benefici e vantaggi, derivanti da beni e servizi prodotti dal sodalizio di aziende/sponsor che ruotano attorno all’impresa oggetto di OPS. Avete presente un po’ il modello Barcellona/Real Madrid? Be’, più o meno l’intenzione è quella, ed è un’idea che potrebbe funzionare. Anzi, per aumentare la probabilità di riuscita del progetto, così come l’appeal del tifoso/socio, si potrebbe addirittura pensare di puntare sul binomio “basket-calcio” (erbetta e parquet) per stimolare il maggiore interesse fra le potenziali nuove imprese sponsor e la gente.
A questo punto, dopo aver snocciolato i precedenti punti, viene spontaneo chiedersi: ma perché investire su di un progetto cestistico? Perché diventare soci/supporter nel mondo della “palla a spicchi”? Perché ragionare sulla possibilità di una offerta pubblica di sottoscrizione? Anche in questo caso, provo a rispondere con ordine: in primo luogo, il basket, la nostra pallacanestro, negli anni ha assunto un vero e proprio “marchio di fabbrica”, un brand insomma. Quindi, come tale, può senza dubbio essere utilizzato come illustre vetrina per gli affari delle aziende pronte ad abbinarvi la propria riconoscibilità.
L’esperienza del marchio “Pasta Reggia” ne è un eloquente esempio, che si rinnoverà anche nella prossima stagione. Ma c’è dell’altro: a Caserta si vive davvero a “pane e basket”; qui, la pallacanestro, l’agonismo cestistico, sono diventati un valore, quasi un pilastro portante. Da qui sono passati grandi campioni – nazionali e stranieri – si sono combattute epiche sfide.
Insomma, è stato sdoganato uno stile, un modus vivendi tutto nostro. E allora, se si tratta di un valore (per ora solo immateriale), perché non farlo diventare concreto, tangibile? Perché non trasformare questo lifestyle in un vero e proprio asset patrimoniale? Non si è sempre detto… “il basket, qui da noi, è un patrimonio collettivo…”. Bene, forse ora è tempo di passare dalle mere parole ai fatti: il 90% della JC (che potrebbe essere largamente condivisa) appartiene un unico soggetto che, tra le altre cose, si è detto più che disponibile a collocare sul mercato un 35-40% del suo pacchetto. Poi diciamoci la verità: non è realistico, e nemmeno salutare, che la quasi totalità delle quote di un sodalizio sportivo resti nelle mani di un solo soggetto. Considerate il rischio che ne deriverebbe: un imprenditore che, prima di tutto, deve render conto ai propri soci ed ai suoi operai ed impiegati. Solo in terza battuta premurarsi dei suoi impegni cestistici, nonostante la sua forte passione. Mentre sarebbe molto opportuno e profittevole spalmare un 35-40% fra uno ‘zoccolo duro’ costituito, per lo più, da tifosi (neo soci) ed aziende medio/piccole. Significherebbe auto patrimonializzare un asset che sarebbe quasi di tutti, e questa… sarebbe una ghiotta occasione per motivare sponsor e marchi prestigiosi (locali e nazionali) ad investire nel nostro brand; costoro sarebbero rassicurati non poco, nel saggiare l’ampiezza e la solidità di una ‘base’ robusta. Dunque, possono bastare queste motivazioni? Nooo? Ok…
Diciamo che, oltre al mondo della palla a spicchi, nella OPS, vi rientri pure il panorama calcistico locale, con la squadra neopromossa in serie C. Questo può senza dubbio attirare le attenzioni dei più eterogenei soggetti: sia privati che imprese. A tutto ciò va abbinato un importante passaggio: una forte e roboante campagna di informazione e sensibilizzazione, nonché un qualificato e vincente sforzo di marketing e pubblicità. Non credo che in tal senso manchino strumenti e mezzi. E tutto ciò, senza trascurare un altro importante dettaglio: la “politica” locale verrebbe totalmente tagliata fuori, ma non per polemica e per una qualche ripicca. Semplicemente perché ad essa compete un ruolo differente: un ruolo di garante e di mediazione, senza dimenticare che c’è da smaltire un dissesto con cui, questa amministrazione, suo malgrado, ha dovuto prendere atto e provvedere di conseguenza.
Infine, terminata l’illustrazione a grandi linee della mia idea, mi pare opportuno affrontare il punto lasciato in sospeso nel precedente rimando, all’inizio del pezzo. La domanda era: volendo investire nella pallacanestro, di quali informazioni potrei aver bisogno? A tal uopo avevo anticipato che, per una scelta ponderata, è essenziale possedere un quadro demografico ed economico-finanziario del territorio, tanto per le imprese quanto per il ‘pubblico indistinto’. Ma chi conosce davvero i numeri di “Terra di lavoro”? Be’, per chi li ignorasse (del tutto o in parte) non vi scomodate, l’ho fatto io per voi grazie anche a due autorevoli fonti: Camera di commercio e BankItalia. Orbene, l’analisi da me svolta si è incentrata sia sul monitoraggio delle imprese, stigmatizzandone tipologie, dimensioni e anzianità. Saldo imprese attive, di genere (sesso), istituzioni Non profit e qualificazione e quantificazione della forza lavoro, che ovviamente si traduce in potenziali clienti consumatori.
Naturalmente, sono andato anche a ricavare il volume dei depositi e dei c/c presso banche e CDP (Cassa depositi e prestiti-Poste italiane), un dato fondamentale se si vuol capire su quali flussi di cassa poter fare affidamento. Quindi, a conclusione del mio articolo, al seguente documento allego anche il risultato delle mie ricerche, corredate da infografiche accreditate.
Il mio più intimo auspicio – senza falsa modestia e senza palesare un personale edonismo – è che, dall’attenta lettura di questa mia proposta, possa nascere un concreto progetto che convinca, l’opinione generale, sulla necessità ed opportunità di sostenere un tale salto di qualità, che vi ricordo: non si è mai visto in Italia, e Caserta, potrebbe essere un autentico modello vincente.
Crediti e licenza diritti

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Saldo netto e classific. imprese del casertano
Saldo netto e classific. imprese del casertano

Numero imprese registrateal 30 settembre 2013: 89.650. Tasso di crescita per il periodo Genn.-Sett.’130,27%, in diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (1,09%)Tasso di crescita prov. CE inferiore al dato regionale (+0,44%) e superiore a quello nazionale (+0,13%)Nel periodo Genn.-Sett.’13, numero tot. iscrizioni è 4.741unità, con variaz. percent. del 12,1% rispetto a primi 9 mesi 2012; le cessazioni sono 4.502con un incremento del’1,9% rispetto a stesso periodo 2012. Al 30 sett.’13, imprese giovanili sono 14.294unità, con incidenza del 15,9% su totale imprese registrate (Campania 13,9% ; Italia 10,5%). Numero totale iscrizioni per 9 mesi del 2013 è di 2.075 unità. Nella scelta della forma giuridica d’impresa, i giovani fanno meno uso delle forme di capitali (preferite nel 19,6% dei casi, a fronte di una media complessiva del 21,6%), preferendo la forma di impresa individuale adottata dal 72,8% delle nuove imprese under 35

Forme giuridiche imprese 2Imprese femminili registrate presso CCIAA: sono 24.419, il 27,2% sul totale. Da Sett.’12 a Sett.’13 si osserva decremento del -0,8%, in controtendenza rispetto alla crescita media del totale delle imprese nel periodo (0,1%). Osservando l’economia al femminile dal punto di vista dei settori, le contrazioni più significative hanno riguardato l’agricoltura (-200 unità, in linea con l’assestamento strutturale del settore in corso da più anni) e il commercio (-108 imprese).

A controbilanciare il saldo negativo di -207 unità, i settori che sono cresciuti di più, in termini assoluti, sono: servizi di alloggio e ristorazione (+33 unità), il settore manifatturiero (+21) e costruzioni (+18). Si conferma la spiccata vocazione femminile per il terziario; nello specifico, si rilevano quote % elevate nel settore della sanità e assistenza sociale (46,3%), istruzione (43,7%). Le imprese femminili a titolarità “under 35“ sono 4.220, il 17,9% del totale del settore rosa.

Al 31 dicembre 2011, (il 9° Censim. gener. dell’industria e servizi), ha registrato 47.941 imprese attive(e con sede legale in prov. di CE), con un incremento del 19,6% rispetto al 2011. Gli addetti sono aumentati di circa 16.000 unità, con un forte incremento nel Commercio e altri Servizi (+15.539 e +8.313) e una forte diminuzione nell’Industria (-7.644). Il 44,7% delle imprese attive opera nel settore commercio, con 21.438 unità e il contributo lavorativo di 52.268 addetti.

Dati su occup. e disoccupaz. in prov.
Dati su occup. e disoccupaz. in prov.

Posizioni lavorative attive:
costituite da 77.659dipendenti, 47.125 indipendenti, 2.316lavoratori esterni, 791lavoratori temporanei. Quota maggiore di indipendenti attiva nel Commercio(22.796) e negli altri servizi(15.722), mentre i dipendenti presenti nel commercio sono 29.472 e nell’industria18.954. Il 70,2%dei dipendenti ha qualifica di operaio, il 26%di impiegato, lo0,7%di dirigenti-quadrie il 3,1%di apprendisti.

31dicembre 2011, istituzioninon profit attivein provincia di Caserta sono 2.343, con incremento del 18,9% rispetto a 2001, anno dell’ultima rilevazione censuaria del settore. La forma giuridica preferita dal settore è l’associazione, che pesa per l’81,8%. In particolare, si tratta di 1.398associazioni non riconosciute(ossia prive di personalità giuridica e costituite tramite scrittura privata, pari al 59,7 per cento del totale) e di 518associazioni riconosciute (nate con atto pubblico riconosciuto dallo Stato e dotate di autonomia patrimoniale 22,1% del totale)Seguono 242 cooperative sociali (10,3%), 34fondazioni (1,5%) e 151restanti istituzioni non profit con altra forma giuridica (6,4%), rappresentate principalmente da enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, comitati, società di mutuo soccorso. Il settore della Cultura e sport e ricreazione si conferma come la naturale vocazione del non profit casertano, con 1394 istituzioni, pari al 59,5% del totale provinciale.

Disponibilità "liquide" prov. CE
Disponibilità “liquide” prov. CE

30 sett. ’13: depositi presso banche e Cassa Depositi e Prestiti nella prov. sono pari a 11,1 miliardi€, con un tasso di crescita pari al 3,8% rispetto allo stesso periodo del 2012 (4,8% Campania; 2,8% Italia). Su fronte impieghi, emerge un tasso di riduzione pari a 1,8%, variazione più contenuta rispetto a quello regionale (-3,4%) e nazionale (-3,6%). In particolare, l’erogazione crediti per settore imprese, evidenzia una flessione tendenziale di -2,1%. Meno accentuata la riduzione dei prestiti alle famiglie, con decremento del 1,4%. La “crisi” morde anche consumi di famiglie, che si indebitano sempre meno. Infatti, l’erogazione del credito al consumo totale (banche + società finanziarie), a Sett. ’13 rispetto a stesso periodo del 2012, è diminuita sul territorio del 4,2%; la prov. di CE è in una situazione intermedia tra la variazione regionale (-4,8%) e quella nazionale (-2,6%): importo medio credito al consumo bancario, chiesto da famiglie casertane è circa 887€.

Tot. Italia attività ‘liquide‘ famiglie, 2011

Biglietti e monete: 113,60 mld€

Depositi bancari: 650,60 mld€
Risparmio postale: 327,00 mld€

di cui conti correnti: 24,50 mld€

 

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