Piramine e sequoia: eternamente "immobili!"
Piramine e sequoia: eternamente “immobili!”

Ragionando sul mercato immobiliare domestico, sulla sua ‘solidità’, sulla crisi e sul suo rilancio, verrebbe da citare la frase di Anthony Zuicker – quello di ‘ CSI’ per intenderci – presa da un suo romanzo. La frase dice:
«[…] Esistono solo due strutture al mondo in grado di resistere a qualunque terremoto: le piramidi e le sequoie»; le prime ultramillenarie e le ultime ultracentenarie, ma questo lo aggiungo io.
Orbene, partendo da questo assioma, mi chiedo: qual è lo stato dell’arte sul mattone? Cioè, se l’archetipo di ‘resistenza’ estrema è rappresentato da una sequoia o da una piramide, quali garanzie possono offrire i nostri immobili? Il loro valore, terrà conto anche del rapporto durata/resistenza? Ma il cemento, dopo un ‘n’ periodo (qualche lustro, in effetti), non ha bisogno di manutenzioni radicali, straordinarie, per usare un eufemismo?
Se tanto mi da tanto, allora, la mia personale conclusione è che: tutto ciò che differisce da una piramide o una sequoia, di fatto, non sarà mai incrollabile ed immune ai terremoti, salvo che non la si edifichi secondo tecniche antisismiche avanzatissime. Ma quanti dei nostri cespiti sono stati costruiti con tali criteri?
Pochi, molto pochi: e tutti gli altri allora? Non sarà che in Italia (ma anche in alcune nazioni europee), il costo medio a mq. risulta irragionevolmente ed irrazionalmente superiore di un buon 30-40% rispetto ad altri mercati?
Non è che negli ultimi 15/20 anni si sia speso troppo e male, investendo in maniera approssimativa ed incauta?
Non è che parte dei 5 trilioni di € in beni ‘reali’ (ricchezza media fam. in attività immobil. 2012) è finita in immobili mediocri, inalienabili o strapagati?
Ultima considerazione, la classe energetica di appartenenza: quasi tutti i cespiti si collocano in ‘classe G’, cioè l’ultima. Il che vuol dire: dispersione di calore e pessimo impatto ecologico; sicuri di aver fatto un buon affare? Scommettiamo che i costi e gli oneri di ‘adeguamento’ ed impatto ambientale saranno scaricati tutti sulle spalle dei propietari? E con i dissesti comunali e le continue tasse locali in aumento, come la mettiamo?

Alla fine dei conti, questo investimento, quanto vi sarà costato? Siete certi che, a queste condizioni, il mercato immobiliare torni dov’era prima del 2008? E se la soluzione per il futuro fosse il legno?
Chiudo con una provocazione: ma voi, avete fatto bene i vostri conti?

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4 pensieri riguardo “«Eternamente… ‘immobile’» La mia personale, nuova ottica sul ‘mattone’

  1. ottimo articolo, sintetico ed esaustivo, spiega molto bene come nulla sia eterno a questo mondo, tantomeno il mercato immobiliare, che anzi ha tirato per decenni e ora ne paga lo scotto, come un elastico troppo tirato che poi torna indietro a velocità doppia. Non si può pensare di cementificare il pianeta, non si può pensare di costruire sempre nuove costruzioni, sia che esse siano private, che pubbliche o infrastrutture nuove, perchè alla fine il mercato si satura, come tutti i mercati. La domanda di casa è stata robusta per anni, decenni, nonostante l’offerta lo fosse altrettanto, soltanto si faceva finta che quest’ultima non ci fosse o non fosse abbastanza sufficiente a supportare la domanda, falso. Quando sento esponenti politici o istituzionali riempirsi la bocca a suon di “per uscire dalla crisi dobbiamo tornare ad investire prima di tutto nel mercato immobiliare”…mi chiedo se questi ci fanno o ci sono, perchè non puoi rilanciare un mercato che per 40 anni è stato in ipercomprato, con oggi costruzioni pronte, vuote ed invendute in grado di assorbire la richiesta per i prox 30 anni, in quanto si è costruito ben oltre ogni logica. A mio modesto parere, bisogna rendersi conto che il mercato immobiliare “ha dato” e che è bene investire in altro per uscire da questa crisi, innovando e relegando al mercato immobiliare il senso che esso ha per un Paese come il nostro, cioè quello della conservazione e ammodernamento di ciò che già è stato edificato. Ma vallo a spiegare agli italiani che si può crescere e stare sufficientemente bene anche senza il RE (deposto) mattone.

    1. Ciao Erica e grazie per la tua ben argomentata replica: davvero appropriata. Quasi da esperta del settore Property. Bello l’accostamento che hai fatto: “[…] come un elastico troppo tirato che poi torna indietro a velocità doppia!”. Anche il parallelismo a chiusura commento: “Si può crescere e stare sufficientemente bene anche senza il RE (deposto) mattone!”, conferisce alla tua arringa la giusta dose di ironia, “costruttiva” (passami la battuta), che tanto ci serve. Il mio modesto parere è che sì, la crescita passa senza dubbio per il tramite del trinomio edilizia-costruzioni-grandi opere, ma solo se ci si concentra sulle VERE proirità: riqualificazione degli immobili, rimessa in sicurezza del territorio dal dissetso idrogeologico e dotare di una casa ai meno abbienti e le giovani famiglie. Adottando tecnoche di costruzione avanzate, antisismiche, ad alto risparmio energetico e eco/bio compatibili. Ecco, questo è il mio modesto parere.

      1. Hai racchiuso prima un’analisi e poi una soluzione in una concetto: evoluzione.

        Peccato che l’evoluzione sta agli italiani (generalizzando ovviamente) quanto la voglia di fare ad un bradipo.

      2. Hai racchiuso prima un’analisi e poi una soluzione in un concetto: evoluzione.

        Peccato che l’evoluzione sta agli italiani (generalizzando ovviamente) quanto la voglia di fare ad un bradipo.

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