Welfare equo-solidale?
Welfare equo-solidale?

L’ipotesi che possa esserci, all’interno del welfare tricolore, una parte di stato sociale a ‘luci rosse’ che generi gettito fiscale, non è un’idea così campata in aria. Di recente, una ricerca finalizzata ad individuare i numeri del mestiere più antico del mondo, ha rivelato che, nel business del sesso mercenario, in Italia ci sono grosso modo circa 70.000 unità operative (tra donne, trans e generi alternativi) impegnate in questo settore. Gli uomini sono esclusi da questo novero e, naturalmente, nella fattispecie, è escluso anche il settore dell’hard-core. Quindi, dicevo, 70.000 persone per una stima di circa 9.000.000 di ‘utenti’. Sì, lo so, suona strano sentire la parola utenti in un tale contesto, ma parliamo pur sempre di un fenomeno in cui si genera e si trasferisce valore; in cui c’è del denaro che ‘passa di mano’ a fronte di una richiesta di ‘servizi‘. Stiamo parlando comunque di un segmento in cui si sviluppa una precisa dinamica di domanda e offerta, quindi si tratta di un ‘mercato’ vero e proprio. E volendo applicare la teoria della ‘media del pollo’, il conto è bello che fatto: 9.000.000 di utenti, spalmati (passatemi il termine, ci sta tutto) su 70.000 ‘operatrici qualificate’, fa grosso modo circa 128 clienti a testa. N.B: 128 ‘clienti’, sono pur sempre 128 consumatori vi pare? Quindi, 128 ‘consumatori’ (a tutti gli effetti) in, diciamo, 25 giorni lavorativi… fanno la media di circa 5 ‘incontri’ quitidiani: be’, un bel logorio insomma. Il tutto, senza poter scioperare o ‘godere’ (anche qui, passatemela l’espressione: ci sta tutta) di ferie. E se questi numeri dovessero risultare definitivi, stiamo ragionando su un volume d’affari teorico di circa 270 mln€: secondo me sono un po’ pochini. Difatti, la mia prima riflessione è: 9.000.000 mi pare stima approssimata di parecchio per difetto. Ne consegue che, probabilmente, anche il numero potenziale di ‘esercenti’ il mestiere sia sottostimato. La seconda riflessione è: se dovesse diventare un’attività legale a tutti gli effetti, e quindi tassabile ed ‘imponibile’, chi fatturerebbe cosa e a chi altri? Inoltre: il contribuente, alla voce spese deducibili nel 730/740, quale prova dovrà produrre per dimostrare di aver ‘consumato’’? E nel dibattito parlamentare sull’eventuale riapertura di ‘case chiuse’, qualcuno ha preso in considerazione l’ipotesi che, le mogli degli ‘utenti’ che abbiano consumato, potrebbero a buon ragione incazzarsi come delle jene? Ma poi i veri dubbi sono: al giorno d’oggi, può esistere un’etica ‘cortigiana’ equo solidale? Può rappresentare una soluzione credibile?

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