Ok lo ammetto, sembra il titolo di un film del terrore vecchio stile, o di un racconto gotico romantico: alla Byron o Poe, per intenderci. Invece no: è un focus sullo straordinario lavoro editoriale di Carlos Ruiz Zafon: quello dedicato a Barcellona ed al ‘Cimitero dei Libri Dimenticati’.

La biblioteca dei libri dimenticati
La biblioteca dei libri dimenticati

Ricordo ancora il mattino in cui mio padre mi fece conoscere ilCimitero dei Libri Dimenticati’. Erano le prime giornate dell’estate 1945 e noi passeggiavamo per le strade di una Barcellona prigioniera di un cielo grigiastro e di un sole color rame che inondava di un calore umido la rambla di Santa Monica”.  Ma come è nata, nella mente dell’autore, questa tetralogia? Quali sono le origini? Da dove prese lo spunto per avviare questa fortunata serie narrativa?
Il motore di tutto, pare, sia stato l’interesse per il fenomeno della distruzione del ricordo. Ce lo racconta lo stesso autore in un’intervista:
«[…] Anni fa, ero in California, a Los Angeles. All’epoca, lì sembrava ci fosse la tendenza a cancellare tutto, ogni ricordo. Ma c’erano anche numerosi negozi di libri di seconda mano (un autentico fenomeno lì). Per lo più, però, le trovavi vuote e quindi, per non pagare alti affitti, si collocavano in luoghi insoliti ed angusti, tipo caverne. Tutto questo si è poi cristallizatto nella metafora della biblioteca dei libri perduti di Barcellona. Ecco perché, ero e sono convinto che, siamo ciò che ricordiamo: meno ricordiamo meno siamo. Da tutto ciò, nasce l’importanza del ruolo svolto nella trama da quel santuario dei libri.»
– Quale struttura hai immaginato per questo tuo complesso lavoro?
«L’idea che avevo, per concepire una trama sul ‘Cimitero dei Libri Dimenticati’, era troppo maestosa per essere contenuta in un unico libro: ne avrei ottenuto un libro troppo grande, in cui avrei rischiato di sciupare il valore che invece volevo esaltare. Per questo, ho pensato a una tetralogia, ed ho deciso di separarlo in quattro momenti diversi. Volevo che fosse una sorta di labirinto con porte comunicanti; un progetto che doveva assomigliare ad un puzzle, ma concepito in moda tale che, da dovunque si iniziasse la lettura, potesse sempre andare bene. Ciascun libro, poi, avrebbe avuto un suo preciso territorio ed un suo narratore. In L’ombra del vento c’è Julian Carax, ne Il gioco dell’angelo David Martín, ne Il prigioniero del cielo c’è ancora Martín, ma è come se scrivesse Fermín
– Chi, o cosa, avrebbe dettato i ritmi nei vari capitoli della trama?
«In sintesi, L’ombra del Vento si incentra sul malinconico Daniel, ma c’era anche Firmin, il personaggio divertente, il contraltare, il personaggio picaresco, il matto che dice la verità. Ecco, Firmin non rivela i suoi segreti fino a Il prigioniero del Cielo, in cui scopriamo perché lui sia così. E c’è, poi, l’ispettore Fumero, un personaggio orribile.
Il gioco dell’Angelo è essenzialmente la storia di un uomo che perde il senno, vede la realtà sbiadire sotto i suoi occhi e cerca di recuperare il senso della realtà.»
– Qual è l’elemento principale su cui far ruotare l’intera saga?
«Il tema di fondo, in tutta l’opera, è la memoria. Essa, però, è labile e selettiva: vale a dire che ricordiamo ciò che serve per sopravvivere, ma rimuoviamo ciò che ci addolora. La memoria ci mette davanti allo specchio e ci fa capire chi siamo. Prendiamo ad esempio la mia Spagna… dopo la nostra tragica Guerra Civile, ne è seguito un lungo periodo di silenzio, con la gente che non voleva ricordare. Quando, poi, è arrivata la democrazia ci si è chiesti se bisognasse recuperare la memoria e riaprire le ferite, o se fosse preferibile, come è stato fatto, fare il patto del silenzio; e nuovamente si è tirato avanti, nonostante le voci dissonanti. Ed è appunto questo il mio primario obiettivo: riallineare le voci alla memoria. Cioè, spero che i miei libri aiutino il lettore a porsi delle domande: finita la storia, dovrebbe rimanere la voglia di sapere, nooo?»
In definitiva, il ‘ciclo di Barcellona’, ci appare come un complicato gioco di incastri in cui, se segui l’ordine cronologico della pubblicazione, ne ottieni un senso, ma non è importante iniziare per forza dal primo libro. Insomma, si potrebbe considerare questa tetralogia come se fosse uno spartito musicale, ma con una speciale caratteristica:
a seconda del momento in cui si fa ingresso nella lettura, si ha una percezione diversa dell’intera opera. Quasi come se, a turno, i personaggi prendessero in mano un microfono e si mettessero a cantare da solisti.

Il ciclo su Barcellona
Il ciclo su Barcellona

“[…] Dall’atrio, immerso in una penombra azzurrina, si intravedevano uno scalone di marmo e uno scalone affrescato con figure di angeli e di creature fantastiche. Seguimmo il guardiano fino a un ampio salone circolare sovrastato da una cupola da cui scendevano lame di luce. Era un tempio tenebroso, un labirinto di ballatoi con scaffali altissimi zeppi di libri, un enorme alveare percorso da tunnel, scalinate, piattaforme e impalcature: una gigantesca biblioteca dalla dalla geometria impossibile. Guardai mio padre a bocca aperta e lui mi sorrise ammiccando:
«Benvenuto nel Cimitero dei Libri Dimenticati, Daniel.»”

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