Cose da sapere assolutamente, prima di affidare i tuoi soldi ad una banca.
Fate ‘prevenzione’ con l’informazione. E forse ve la caverete. Forse.

'Fondo' interbancario tutela depositiE’ un fatto che, l’immagine che più terrorizza i banchieri (e anche i correntisti che di passaggio vedono la “propria” banca assediata, (vedi Cipro), sia la vista di una massa di persone che corrono allo sportello per ritirare denaro contante. I primi sanno benissimo che non potrebbero soddisfare più del 2-3 % dei depositanti, i secondi, di fronte a quella scena, capiscono che c’è qualcosa che non va e danno vita a quella che viene chiamata “corsa agli sportelli”. Proprio per evitare queste crisi di fiducia, nei periodi di crisi e di aggravarsi del rischio, i conti correnti sono garantiti da una garanzia statale di 100.000€. Ed è questo che, grosso modo, pensano quasi tutti. Allora, vediamo in cosa consiste questa garanzia, citando fonti ufficiali e autorevoli, e usando un po’ di logica e di numeri…

Intanto, cominciamo subito a chiarire che, a prestare questa garanzia, non è affatto lo Stato ma un fondo di garanzia cui aderiscono (quasi) tutti gli istituti bancari del paese, che versano una quota in base alla propria dimensione. Anzi: che promettono di versare, in caso di necessità, ossia di fallimento di una banca consorziata. Attenzione: deve trattarsi di una consorziata. Si tratta del “Fondo Interbancario di tutela dei depositi”. Quindi, l’aggettivo statale, è fuorviante; forse è statale la legge che prevede l’istituzione di questo fondo, ma la garanzia non è né statale né riconducibile in qualche modo allo Stato. Sono gli istituti bancari che partecipano ad un fondo, con il quale si coprono a vicenda su eventuali bancarotte di un soggetto bancario partecipante. Detto ciò, passiamo al lato pratico, cioè: cerchiamo di capire la consistenza e la liquidità (eventuale) di cui disporrebbe in caso di bisogno/allarme.

ARTICOLO 21 – Risorse per gli interventi:
«1. L’ammontare delle risorse che le consorziate si impegnano a somministrare complessivamente al Fondo, per gli interventi, è stabilito dall’Assemblea su proposta del Consiglio, in misura compresa fra lo 0,4 e lo 0,8 per cento dei fondi rimborsabili di tutte le consorziate alla data del 30 giugno dell’anno precedente. Qualora, per effetto degli interventi, l’ammontare delle risorse risulti inferiore allo 0,4 per cento, il ripristino della percentuale minima dovrà essere effettuato nel termine di 4 anni.
2. Le risorse richieste per gli interventi costituiscono anticipazioni al mandatario e debbono essere somministrate al Fondo nei modi e nei tempi determinati dal Comitato di Gestione…»

Contributo media: da un articolo apparso su un quoridiano tempo fa:
FITD

Ora, proviamo a tirare le somme.
Tutto sta a vedere quanti siano, a un dato momento, i depositanti che hanno titolo per venire rimborsati, e quale sia quindi il totale da rimborsare. Già, perché il FITD non è un fondo ma un consorzio di mutuo soccorso, a posteriori, tra le circa trecento banche che vi sono associate. Nel caso che una di esse venga dichiarata insolvente e si debbano rimborsare i suoi depositanti, il Fitd chiama a raccolta le altre affinché versino il contributo previsto.

Cooperazione tra istituti aderenti al "Fondo"
Cooperazione tra istituti aderenti al “Fondo”

Tradotto vuol dire che…
a maggio 2010 i depositi eleggibili, ossia rimborsabili a norma dello statuto del Fitd, ammontavano a 550 miliardi di €. Il contributo massimo che esso poteva richiedere alle banche consorziate, per soccorrere qualche consorella, si aggirava quindi sui 2,2-4,4 miliardi. Però, in ciascun esercizio, dice il medesimo statuto, l’ammontare complessivo dei rimborsi non potrà superare un quarto delle risorse conferibili, il che limiterebbe l’intervento annuo del Fitd a una somma compresa tra 550 milioni e 1,1 miliardi. E se si considera che almeno un terzo dei depositi rimborsabili è detenuto dalle prime cinque o sei banche tra le trecento consorziate, è lecito concludere che il Fitd è in condizione di far fronte al default di piccole banche, ma non si vede come potrebbe far fronti ai suoi impegni nominali nel caso che il collasso colpisse solo una o due delle banche maggiori. Ergo: nessuna copertura automatica fino a 100 mila euro in caso di fallimenti bancari importanti e a catena. Di garanzie VERE, comunque, neanche l’ombra, ma solo FIDUCIA (come al solito) che tutto regga. Ma questi fondi non potranno mai garantire tutti i depositi, e rimarrà sempre una sconcertante e cruda verità: quella moneta, emessa sempre a debito su NOSTRE GARANZIE ma di proprietà del sistema bancario, dove deve sempre tornare per poi essere distrutta.

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