«Default MPS: lo scempio è bipartizan…»

MPS? Banca completamente risanata. Investirci è un vero affare!”
(da un Tweet di Matteo Renzi-22/01/2016)

buoni-e-cattivi
Principali vincitori, e vittime, nel fallimento MontePaschi

Si potrebbe dire: “tutto cominciò da lì”. In realtà non è così, perché tutto ebbe inizio molto prima. Ma di sicuro, quella “gufata” istituzionale, sarà ricordata come il preludio del prosieguo di uno scempio.
 Da ‘destra’ a ‘sinistra’, passando per il ‘centro’, non manca proprio nessuno. Seduti a quell’osceno “convivio” senese (chiedo scusa al ‘Sommo Poeta’), c’erano proprio tutti: grandi imprenditori, immobiliaristi, ‘coop rosse’, le ‘partecipate’ locali, etc etc.

Insomma, un banchetto (passatemi la pessima battuta) universale, che ha sfamato proprio tutti. Con un non trascurabile dettaglio, però: il conto finale. Un conto davvero salato:
47 mld€. Esatto, quasi 50 mld di prestiti viziati, mal riposti e gestiti con sin troppa disinvoltura, per usare un eufemismo. Ma attenzione: il fallimento, oltre a danneggiare le finanze degli azionisti principali, ha nuociuto gravemente a correntisti, obbligazioni­sti (leggi creditori) ed un’ampia platea di altri risparmiatori. E, naturalmente, a pagare ‘sto conto salatissimo, ci penseranno gli italiani. Tutti però: 108€ a cranio!
Che poi, non si capisce perché, per quelle
altre quattro là’, si sia scelta una strada meno cruenta. Mah, dice che sennò il danno è troppo sistemico. Intanto, pochi hanno pappato, tanti ci rimettono, e nessuno ne risponde agli occhi della legge. O forse no?

Tra i BIG della passerella senese -recentemente sputtanati sulle pagine dei giornali (non tutti)- ne ricordiamo solo qualcuno:
Sorgenia, gruppo De Benedetti -ve lo ricordate? Quello che incassò l’indennizzo di circa 600 mln€ dal Cavaliere Mascarato per ben 1,8 miliardi. La quota parte MPS è 1/3. Il pool delle altre 14 banche, i 2/3 rimanenti. Ah, poi Sorgenia, ovviamente, è fallita, ma è pure rinata: bravi.
– C’è poi il ‘palazzinaroZunino, ‘Risanamento(un nome, una garanzia): oltre 3 mld€. Risanamento: ti prendono anche per il culo ‘sti farabutti…
– Segue la ‘N.T.V.’ di Gianni Punzo (Interporto Nola), altra piattaforma in sof­ferenza, e che soffre ‘a braccetto’con Cisfi SpA (leggi Verdini).
In tutto questo marasma di banche ed imprese malate, ci va di mezzo anche qualche pezzo pregiato: il famoso hotel di lusso veneziano: il ‘Danieli’.
– Tra tanti grossi debitori (ex imprenditori), abbiamo anche le c.d. ‘partecipate’ pubbliche:
Fidi Toscana; Bonifiche Arezzo; Aeroporto di Siena e, da non credere, le Terme di Chianciano. Diamine, pure loro.

A beneficio di un’informazione più dettagliata, occorre rilevare che, a causa delle insolvenze di tutte le aziende citate -e di tantissime altre ancora- laddove pos­sibile, tutti i crediti sono stati convertiti in azioni in capo a MontePaschi. Quindi, a fronte di quasi 50 mld di debiti, la banca si ritrova in mano un certo patrimo­nio di imprese, sottovalutato e illiquido, che non potrà alienare fino a quando, le stesse, non saranno risanate e, quindi, rese appetibili e ricollocabi­li sul mercato. Chissà perché, poi, pensando a questa situazione, mi viene subito in mente la figura cinica e sempreverde di Gordon Gekko.

In pratica, MPS, oggi si ritrova a ricoprire il ruolo di asset manager (passatemi l’accostamento) di società in crisi, quando avrebbe dovuto solo restare fedele al suo naturale mandato: fare banca. Tra l’altro, scaricando buona parte dell’onere di risanamento (quello reale e non farlocco) sulla collettività. Con l’ag­gravante che, a cose fatte, chi avrà contribuito spintaneamente, non benefi­cerà di nessun provento dalla vendita dei vari pezzi, o dal riassetto del gruppo. A meno che, oggi, tu non diventi socio, acquistando delle azioni della banca. Già, ma tu te le compreresti quelle azioni? Ce le hai le palle? Faresti come l’ex premier Renzi?

laffidabilita-di-un-cinguettio
Il tweet scandalo dell’ex Premier Renzi

Per on dimenticare:
Il 22 gennaio 2016, lei diceva che: ‘la banca era risanata e che investire era un affare‘, fa notare all’ex Premier il conduttore Giovanni Minoli.
Lo penso tutt’orareplica senza esitare Renzie credo che, se ci fosse un investitore italiano o straniero che la volesse,, farebbe un affare”.

Riflessione: vi fidereste ancora di una Politica che comunica tramite tweet?

PS: voglio anche la lista coi nomi di quei 5 “Mi piace”. Buio!

«Sindrome da Bail-in 2^ lezione: il FITD». Il “Fondo” interbancario tutela depositi: tutta la verità!

Cose da sapere assolutamente, prima di affidare i tuoi soldi ad una banca.
Fate ‘prevenzione’ con l’informazione. E forse ve la caverete. Forse.

'Fondo' interbancario tutela depositiE’ un fatto che, l’immagine che più terrorizza i banchieri (e anche i correntisti che di passaggio vedono la “propria” banca assediata, (vedi Cipro), sia la vista di una massa di persone che corrono allo sportello per ritirare denaro contante. I primi sanno benissimo che non potrebbero soddisfare più del 2-3 % dei depositanti, i secondi, di fronte a quella scena, capiscono che c’è qualcosa che non va e danno vita a quella che viene chiamata “corsa agli sportelli”. Proprio per evitare queste crisi di fiducia, nei periodi di crisi e di aggravarsi del rischio, i conti correnti sono garantiti da una garanzia statale di 100.000€. Ed è questo che, grosso modo, pensano quasi tutti. Allora, vediamo in cosa consiste questa garanzia, citando fonti ufficiali e autorevoli, e usando un po’ di logica e di numeri…

Intanto, cominciamo subito a chiarire che, a prestare questa garanzia, non è affatto lo Stato ma un fondo di garanzia cui aderiscono (quasi) tutti gli istituti bancari del paese, che versano una quota in base alla propria dimensione. Anzi: che promettono di versare, in caso di necessità, ossia di fallimento di una banca consorziata. Attenzione: deve trattarsi di una consorziata. Si tratta del “Fondo Interbancario di tutela dei depositi”. Quindi, l’aggettivo statale, è fuorviante; forse è statale la legge che prevede l’istituzione di questo fondo, ma la garanzia non è né statale né riconducibile in qualche modo allo Stato. Sono gli istituti bancari che partecipano ad un fondo, con il quale si coprono a vicenda su eventuali bancarotte di un soggetto bancario partecipante. Detto ciò, passiamo al lato pratico, cioè: cerchiamo di capire la consistenza e la liquidità (eventuale) di cui disporrebbe in caso di bisogno/allarme.

ARTICOLO 21 – Risorse per gli interventi:
«1. L’ammontare delle risorse che le consorziate si impegnano a somministrare complessivamente al Fondo, per gli interventi, è stabilito dall’Assemblea su proposta del Consiglio, in misura compresa fra lo 0,4 e lo 0,8 per cento dei fondi rimborsabili di tutte le consorziate alla data del 30 giugno dell’anno precedente. Qualora, per effetto degli interventi, l’ammontare delle risorse risulti inferiore allo 0,4 per cento, il ripristino della percentuale minima dovrà essere effettuato nel termine di 4 anni.
2. Le risorse richieste per gli interventi costituiscono anticipazioni al mandatario e debbono essere somministrate al Fondo nei modi e nei tempi determinati dal Comitato di Gestione…»

Contributo media: da un articolo apparso su un quoridiano tempo fa:
FITD

Ora, proviamo a tirare le somme.
Tutto sta a vedere quanti siano, a un dato momento, i depositanti che hanno titolo per venire rimborsati, e quale sia quindi il totale da rimborsare. Già, perché il FITD non è un fondo ma un consorzio di mutuo soccorso, a posteriori, tra le circa trecento banche che vi sono associate. Nel caso che una di esse venga dichiarata insolvente e si debbano rimborsare i suoi depositanti, il Fitd chiama a raccolta le altre affinché versino il contributo previsto.

Cooperazione tra istituti aderenti al "Fondo"
Cooperazione tra istituti aderenti al “Fondo”

Tradotto vuol dire che…
a maggio 2010 i depositi eleggibili, ossia rimborsabili a norma dello statuto del Fitd, ammontavano a 550 miliardi di €. Il contributo massimo che esso poteva richiedere alle banche consorziate, per soccorrere qualche consorella, si aggirava quindi sui 2,2-4,4 miliardi. Però, in ciascun esercizio, dice il medesimo statuto, l’ammontare complessivo dei rimborsi non potrà superare un quarto delle risorse conferibili, il che limiterebbe l’intervento annuo del Fitd a una somma compresa tra 550 milioni e 1,1 miliardi. E se si considera che almeno un terzo dei depositi rimborsabili è detenuto dalle prime cinque o sei banche tra le trecento consorziate, è lecito concludere che il Fitd è in condizione di far fronte al default di piccole banche, ma non si vede come potrebbe far fronti ai suoi impegni nominali nel caso che il collasso colpisse solo una o due delle banche maggiori. Ergo: nessuna copertura automatica fino a 100 mila euro in caso di fallimenti bancari importanti e a catena. Di garanzie VERE, comunque, neanche l’ombra, ma solo FIDUCIA (come al solito) che tutto regga. Ma questi fondi non potranno mai garantire tutti i depositi, e rimarrà sempre una sconcertante e cruda verità: quella moneta, emessa sempre a debito su NOSTRE GARANZIE ma di proprietà del sistema bancario, dove deve sempre tornare per poi essere distrutta.

«La calda esate italiana: 2015 come il ’92?»

No, non è il titolo di un film ‘bollente’ stile anni ’70, magari. E’ più lo spettro di uno sgradevole incubo. Il ricordo di quella calda, lunga notte mai dimenticata. La notte in cui il, governo Amato, prelevò (tra l’altro) il 6 per1.000 da tutti i depositi e titoli diversi da quelli emessi dallo Stato. Tutti!

Giuliano Amato, la notte del prelievo
Giuliano Amato, la notte del prelievo

Per chi difetti di memoria, all’epoca, accadde che… durante il suo primo mandato da presidente del Con(s)iglio (in effetti un po’ ci somiglia), Giuliano Amato (da chi?), a fronte dell’insolita situazione finanziaria di allora, col suo Governo approvò, l’11 luglio ’92 appunto, una manovra di complessivi 100.000, ed oltre, miliardi di vecchie £it. Peraltro, deliberato con effetto retroattivo: dal 9 luglio ’92.  Fu così che, il peggiore incubo degli italiani, si realizzò: nottetempo, senza nessun preavviso, ci fu un prelievo forzoso del 6 per1.000 da conti correnti e depositi bancari, postali, buoni fruttiferi e certificati di deposito, con cedola e zero coupon, per (testuali parole): “un interesse di straordinario rilievo”, in relazione ad “una situazione di drammatica emergenza della finanza pubblica” (era già un momento di crisi, però non c’era Berlusconi). Un vero ed effettivo “esproprio” sui risparmi che, vale la pena ricordare, giunse con la sinistra al governo. Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1992, il governo di allora, attuò un prelievo improvviso, autorizzazione giunta tramite un decreto legge di emergenza, emanato addirittura il giorno dopo: l’11 luglio. Quando lo Stato vuole, sa essere eccezionalmente rapido e preciso, siete d’accordo?
Tuttavia, tre mesi dopo quella manovra di luglio, Giuliano Amato si dimise lasciando lo scranno a Carlo Azeglio Ciampi. In totale, questa “manovra di emergenza”, più la finanziaria del ’92 già varata, furono un salasso che però non servì a nulla. Ma di questo ne parlerò più avanti.
Certo, va ricordato anche che ci furono settimane difficili anche sui mercati finanziari: la £ira era fortemente sotto pressione, aggredita dalla speculazione anche di uno spregiudicato Soros; i mercati si accanivano contro la povera Italia e bisognava fare qualcosa. Qualunque cosa!.. Ma quel qualcosa si è poi tradotto in un provvedimento intriso di misure tra le più disparate: tanto inutili quanto inique, come sempre del resto. Mai utili riforme organiche, ma le solite “pezze a colori”: aumento dell’età pensionabile, patrimoniale sulle imprese, (dicasi “minimum tax”), ticket sanitari, tassa sul medico di famiglia, imposta straordinaria sugli immobili pari (ISI) al 3 per1.000 della rendita catastale ecc. Ad oggi siamo punto e da capo, forse. Il solo ‘prelievo’ dai conti correnti – in assoluto la più impopolare tra le manovre contenute nel decreto – portò alle casse dello Stato ben 11.500 miliardi di £ire.
E l’imposta “straordinaria” sugli immobili, si è rivelata tutt’altro che straordinaria e/o occasionale, diventando poi quell’Ici abolita solo nel 2008 dal governo Berlusconi, ben 16 anni dopo: ecco come è nata la tassa più odiata, e considerata iniqua dagli italiani. Poi, come se non bastasse, oltre ai danni di un’onerosa e punitiva manovra ‘correttiva’, in un’economia italiana già sull’orlo della recessione, giunse anche la beffa della £ira costretta ad uscire dal Sistema Monetario Europeo. A settembre di quello stesso anno, la £ira, non solo uscì dallo SME, ma svalutò anche del 25% rispetto alle altre valute del ‘serpentone’. Un atto di smisurata cortesia verso una divisa in particolare: quel marco tedesco della scassata Germania che, con grandi difficoltà, si stava riunificando dopo la caduta del muro, accelerando anche il crollo dell’URSS e, di fatto, dando vita a quel fenomeno economico che prenderà il nome di globalizzazione. C’è da dire che, la risposta al favore fatto alla Germania, fu l’ingresso ‘di Diritto’ nell’€uro, in qualità di paese fondatore della moneta unica. Wow! In effetti, visto col senno di poi, si trattò di una vera trappola ben orchestrata. Fu il primo atto di un progetto di lungo periodo, volto a tenere sotto controllo la trasformazione e l’espansione di quelle economie periferiche, notoriamente più fragili, per poi renderle appetibili e scalabili.
Ok, questa è una mia considerazione lo ammetto, ma non si può certo negare che, fino ad oggi, le cose stiano proprio così. Pensate a quanto “made in Italy” è passato di mano negli ultimi 15/16 anni. In mani non italiane, ovviamente. Un progetto molto ben dissimulato dal seducente richiamo del vantaggio di una moneta unica, di tassi bassi, di prosperità, di un miglior rapporto lavoro/qualità di vita (Romano Prodi docet). E invece? Qual è il bilancio ad oggi? Chi comanda e decide su chi? La sovranità nazionale? E il diritto di stampare carta moneta?
Beh, forse sto uscendo un po’ fuori traccia, forse. Ma non credo di esagerare si dico che, probabilmente, il 1992 fu il nostro “punto zero”: il momento in cui tutto poteva essere rimesso a posto, per bene. Proprio dopo il triste epilogo della “prima repubblica” e degli scandali emersi da “Tangentopoli”.

La "manovra" dopo il "prelievo"
La “manovra” dopo il “prelievo”

Insomma: al termine di manovre, contromanovre, correzioni, svalutazioni, ‘sottrazioni’… è rimasto solo un grosso sperpero di risorse, del tutto inutile. Infatti, a distanza di 23 anni, non solo in più occasioni si paventa di nuovo la possibilità di un ‘revival’ di quella manovra, ma l’intera struttura economica nazionale, da allora, non ha fatto che deteriorarsi. Basti solo vedere il debito pubblico di allora rispetto a quello di oggi. Per non parlare di altri indicatori fondamentali: tutti sensibilmente peggiorati rispetto a 23 anni fa. Uno su tutti? Beh, provate a misurare un po’ il rapporto tra contribuenti/pensionati di allora con quello di oggi. L’incremento della spesa pubblica? Il welfare sempre meno disponibile? Pressione fiscale su impresa e famiglia? E sul risparmio?
Concludendo, non mancano i temi da sviluppare intorno al confronto con l’Italia pre €uro con quella attuale; mi viene spontaneo fare una sinistra riflessione: ma se 23 anni fa, con quel debito, fu assolutamente necessario ‘prelevare’ in modo coatto quel 6 per1.000… oggi, con tutti i casini dell€uro, della Grecia, dei debiti sovrani e compagna bella, pensate possa bastare un modesto 6%?
Oppure si può ritenere, a ragione, di essere immuni da questo rischio? Dite che il “sistema €uro” reggerà? Che l’Italia ne uscirà col minimo danno? Chissà… io però sento che, l’ombra lunga di Russia e Cina, avanza oscurando l’intero orizzonte. Che dite: starò esagerando?