«La ‘flessibilità’ di una menzogna!..»

In Europa, a Bruxelles, è in pieno svolgimento il dibattito volto al riconoscimento, all’Italia, di quella % di flessibilità (sul debito) da destinare alla ‘gestione ottimale’ dei flussi migratori. Ebbene, sono solo cazzate: un’ipocrisia di dimensioni abnormi, ecco ciò che penso.

Geografia degli sbarchi
Geografia degli sbarchi

Sono anni che in tanti reclamano – a buon diritto – flessibilità: per sostenere il lavoro, per le pensioni più basse. Ma soprattutto, per affrontare i disastri climatici, i tanti dissesti idrogeologici che affliggono l’Italia e tutti quegli investimenti per infrastrutture e servizi che renderebbero il nostro Paese più moderno, competitivo ed efficiente: a cominciare dal Mezzogiorno. Invece… Da Brussell ci hanno sempre risposto NO! Forse non le converrebbe, forse spaventiamo. Ne percepisco, quindi, l’idea di un mondo un po’ alla rovescia, dove c’è un’Europa che, in tema di immigrazione, è molto attenta e spende tanto. Mentre, quando si tratta di allargare i cordoni della borsa, realizzando opere e progetti che diano slancio a quei paesi, e a quei cittadini che pagano per essere parte di un consesso europeo, invece se ne frega e si finge distratta o severa. Il tutto, però, non più mascherabile da quell’austerità killer imposta da frau Merkel.
D’altronde, parlando di flussi migratori, indovinate un po’ dove si concentrano la massa di sbarchi clandestini? Germania? Olanda? Belgio? Francia? Dai che la sapete, è facile. Però vi voglio dare l’aiutino: osservate bene le due infografiche. Fatto? Bene, così sappiamo di cosa si parla…

I 'numeri' migranti
I ‘numeri’ migranti

Esimi politicanti, ma a chi la volete raccontare; non siete più credibili: troppo infimo è il livello in cui siete scivolati. Vergogna! Lo capirebbero pure i sassi qual è il reale obiettivo di questa ‘flessibilità’: il bieco (ma anche patetico) tentativo di tenere in piedi un ‘sistema’ marcio e speculativo: quello sul business degli immigrati. Solo che stavolta non si può più rischiare un’altra Mafia Capitale. Non si può correre il rischio di sputtanare, di nuovo, un ‘affare’ così redditizio. Non ci si può più consegnare nelle mani dei vari Salvatore Buzzi o Massimo Carminati: questi ora sono ‘bruciati’. E poi, quei due, hanno già tracciato il percorso, hanno già scritto le regole ed insegnato tutti i trucchi. No, adesso è l’ora dei ‘colletti bianchi’: quelli insospettabili, credibili e, soprattutto, ‘controllabili’. Adesso, tutto deve essere sbiancato. Ora, tutto deve apparire… ‘a norma di legge’!

«‘TeRenz-ill’, l’Italia e la crisi italiana… (sistemica)»

Tanto per esser chiari, tanto per mettere i puntini sulle i: un conto è la grave crisi internazionale, che il crollo di Lehman Brothers – simbolo ma non causa – incarna. Altro conto è la crisi in Europa e, ancor di più, quella ‘tricolore’.

TeRenz-ill - lo chiamavano Nullità!
TeRenz-ill – lo chiamavano Nullità!

A casa nostra, i numeri dal 2008, ci mostrano un quadro tetro, e parlare di crisi è pura accademia o eufemismo. Il fatto è questo, seguitemi: meno centoventidue mld €uro (dico -122 mld €). Oltre 7/8 manovre finanziarie; risultato classificabile come misura per la perdita del potere d’acquisto.  Nel dettaglio: oltre 75 mld € di minori consumi realizzati negli ultimi sette anni; 47 mld €, l’erosione sul risparmio degli italiani – nelle fasce di reddito medio – operata nel periodo in esame, a fronte di un costo della vita più alto e di un rapporto imposte-tasse locali/servizi sempre meno generoso per l’onesto contribuente. Uno scenario che non cesserà affatto di cambiare, ahimé.
Di fronte ad un panorama dalle tante ‘sfumature di grigio’, pesano parecchio le ignobili menzogne espresse dal capo dell’esecutivo, circa un fantomatico ‘funerale delle tasse’ (cit. premier Renzie); in primis sulla prima casa.
Il tempo per i cazzeggi è finito da un pezzo, ma chi dovrebbe operare nell’interesse della Nazione prosegue la sterile rincorsa per preservare lo status quo, simulando bieche riforme che, altro non sono, se non oblique manovre per sottrarre benefici e legittimi privilegi a quelle classi notoriamente più aggredibili, e dal reddito sistematicamente vessabile. Un modo come un altro per avere uno strumento di pressione (elettorale, per lo più) da barattare con i più elementari diritti naturali e/o servizi/prestazioni varie. Il miglior risultato ottenibile, come conseguenza di questa ignavia, è che l’intera Nazione, da quasi un decennio, è in ‘svendita’, con buona pace dei contribuenti italioti, ma anche dei lavoratori e di parte del nostro know-how. Nel frattempo però, dal Mondo intero, giunge una minaccia ben più grave: la resa dei conti con quei popoli che, storicamente, hanno subito la sferza e il piglio speculativo delle economie ‘avanzate’: ma poi avanzate rispetto a cosa? E di fronte alla prospettiva di ciò che il futuro breve ci riserverà, risuona con tutta la sua potenza la frase che ‘Gandalf il Grigio’ pronunciò ai suoi compagni di ventura, mentre sprofondava nell’abisso delle caverne di Moria: “Fuggite, sciocchi!Scappate da €urolandia, il più veloce ed il più lontano possibile. Chi può deve farlo, nell’interesse dei figli se non altro: una parte del resto del Mondo, benché non priva affatto di problemi, offre se non altro un bene prezioso ed ancora percepibile: la speranza!

«‘Amistad’ 2: prove tecniche per un nuovo esodo» Magreb e Medio oriente esplodono, ma l’Europa si traveste da struzzo.

L'Europa sospende Schengen
L’Europa sospende Schengen

Diciamoci la verità: il problema, fondamentalmente, è nostro. Diciamoci la verità, è la geografia che ci fotte: Balcani ad est e Magreb a sud. Giusto? Ok… Ma, altrettanto onestamente, tutti noi – i cosiddetti paesi sviluppati – dovremmo ammettere che, in queste terre, anche nel recente passato, non abbiamo fatto altro che succhiare risorse, sfruttare le loro ricchezze, impoverendoli, impedendo loro un oggettivo e salutare progresso. Dando inizio così ad una catena di eventi che oggi sfocia in una migrazione di massa, forse, fuori controllo. Di sicuro, sotto il controllo delle varie organizzazioni criminali. Ma veniamo a noi, alla situazione nel nostro Belpaese: facciamoci delle domande. Diamo pure un po’ di numeri: chi sono gli stranieri residenti in Italia? Qual è lo stato anagrafico del nostro Paese? Dove va l’immigrato? Quali sono le nazionalità più rappresentate? Si nasce o si muore di più?
Secondo me sono anche queste, per cominciare, le domande vere che bisogna porsi, prima di pensare di affrontare seriamente l’immenso esodo a cui tutta l’Europa è chiamata a rispondere. Ma che però, sino ad ora, solo l’Italia sta affrontando, peraltro nella maniera sbagliata. Il fatto è che, almeno per noi, la ‘questione migratoria’ non è mai stata analizzata concretamente: in tutti questi ultimi 20 anni, i vari governi che si sono avvicendati – da Destra a Sinistra – non hanno saputo fare altro che trovare temporanee ‘pezze a colori’, preferendo uno sterile atteggiamento egoistico; scegliendo, cioè, di concentrarsi solo sulle problematiche interne ai partiti. E mentro loro si preoccupano di restare attaccati col culo sui comodi scranni del Parlamento, ci pensa l’Istat a darci le risposte alle domande di prima.

Bilancio demografico al 31-12-'14
Bilancio demografico al 31-12-’14

Al 31 dicembre 2014, in Italia, si contano 60.795.000 (e rotti) residenti, di cui più di 5 milioni (8,2%) di cittadinanza straniera, con un saldo stabile. Il saldo complessivo vede un incremento minimo (+12.944 unità), che diventa negativo per la popolazione femminile (-4.082). Anche il saldo demografico (nati meno morti) ha registrato un valore negativo di quasi 100 mila unità, un picco mai raggiunto nel nostro Paese dal 1917-1918 (primo conflitto mondiale).
La diminuzione delle nascite non offre spunti rassicuranti: sono stati registrati quasi 12 mila nati in meno rispetto all’anno precedente. Stessa cosa per i nati stranieri (-2.638 rispetto al 2013), che comunque rappresentano il 14,9% del totale dei nati. Cresce anche l’invecchiamento della popolazione italiana: l’età media è 44,4 anni, ma la mortalità, per fortuna, resta stabile e con una lieve diminuzione dei decessi in valore assoluto (-2.380).
Il movimento migratorio con l’estero, nel 2014, presenta un saldo positivo pari a circa 141 mila unità, in diminuzione rispetto agli anni precedenti: tale movimento, sia interno che dall’estero, è indirizzato prevalentemente verso le regioni del Nord e del Centro. In aumento le acquisizioni di cittadinanza: sono circa 130 mila i nuovi cittadini italiani (+29%) e sono circa 200 le diverse nazionalità presenti nel nostro Paese. Oltre il 50% (più di 2,6 milioni) sono cittadini europei: le nazionalità più rappresentate sono: la rumena (22,6%) e la albanese (9,8%).

Detto questo, però, al momento esiste una criticità a cui viene dato risalto essenzialmente attraverso i media, piuttosto che dai vari esecutivi europei. Ecco qualche eloquente esempio: «LE NAZIONI EUROPEE HANNO CHIUSO LE FRONTIERE!», si limitano a titolare i giornali. Per vendere! Le immagini di Roma, della Stazione di Milano e di Ventimiglia, invece, danno la misura, di quanto sia stata ignorata la gravità di ciò che accadeva appena fuori casa nostra. Ma il festival dei titoloni prosegue, ecco un altro esempio: «Francia, Germania etc etc, hanno sospeso Shengen…» In Spagna, frattanto, hanno votato per respingere i migranti. A Ventimiglia GIORNALMENTE vengono riportati in Italia i migranti che tentano di andare in Francia, coi gendarmi che li riaccompagnano alla frontiera.
Ora come ora, non è più questione di qualche unità o decine: serve un’azione decisa, un progetto concreto che, sinergicamente, ponga fine agli sperpetui, alle speculazioni. Che delegittimi l’influenze delle mafie sui mari. OCCORRE PRENDERE ATTO CHE FORSE, LA SOLIDARIETA’, DA SOLA, NON BASTA. CHE HA UN LIMITE:
e tu che cosa vuoi fare, Renzie?

«Parliamoci chiaro! La mia opinione sull’anomalia Italia»

Disoccupati inoccupati
Ogni giorno veniamo letteralmente bombardati da termini come: ripresa, crescita, lavoro, Pil, equità, redistribuzione delle risorse, welfare; parole su cui, oggi, si sta gradualmente svilendone il senso originario.

Il bello è che, per lo più, queste parole escono proprio dalla bocca di chi ha fatto sì che la nazione venisse a trovarsi esattamente all’opposto di ciò che quelle parole vorrebbero intendere.

Soggetti come Letta, ‘Saccodanni’, con tutto il caravanserraglio di dicasteri socio economici, da mesi non fanno che ripetere la solita solfa, senza mai prendere provvedimenti utili a rilanciare davvero la produttività e l’occupazione. Un’ignavia ed un’impotenza che raggiunge uno dei culmini attraverso ‘l’esodo’ di FIAT verso le piazze olandesi e inglesi, che per inciso: sono anche due monarchie!
Ma allora, mentre la politica italiana resta molle rispetto a quei problemi atavici mai risolti (vi ricordo che nel 2014, ancora si parla di “questione meridionale”, roba che io studiavo alle elementari e medie), intorno a noi cosa succede? Quali scenari alternativi si sono sviluppati in conseguenza di tutto ciò?
Facciamo due conti: nel 2013, circa 9000 laureati hanno lasciato l’Italia. Quanti, invece, si sono trasferiti in Italia? Le università degli Stati Uniti sono piene di ricercatori italiani (le stime parlano di circa 15.000).
Lo stesso vale anche per l’Inghilterra, e perfino per la Spagna, nonostante abbia criticità simili alle nostre.
E poi, quanti stranieri ci sono nelle nostre università per… “ricercare”? Nessuno?
Stesso discorso vale anche per i manager: sei delle dieci più grandi imprese, non finanziarie inglesi, hanno un amministratore delegato straniero, in Italia nessuna. Di contro, invece, (e non è una buona notizia) l’unico settore dove sembriamo capaci di attirare stranieri di talento è il calcio, e se ne può ben capire il perché, vi pare?
Rimanendo in tema di #immigrazione, se il nostro Paese attira solo chi è disperato, e non chi ha la fortuna di poter scegliere; se i nostri connazionali di talento scappano a migliaia, ci sarà pure un motivo.
L’indignazione – qualora vi fosse – non deve essere circoscritta alla Fiat che ‘se ne va’, ma sulle ragioni che generano tali scelte, e anche contro noi stessi, per aver tollerato (se non favorito) un sistema economico che premia i peggiori ed esclude i migliori. Inutile negarcelo: è tutta nostra l’invenzione della ‘Peggiocrazia’; un virus che fornisce rendite a chi è al potere, ma che in tutti gli altri distrugge perfino la speranza.
Nel ‘600 in Europa, per motivi anche economici, mercanti e artigiani cominciarono a emigrare verso quei Paesi più tolleranti (come l’Olanda ad es.) favorendone lo sviluppo economico e anche la potenza militare. Lentamente, gli altri Paesi, furono costretti a seguirne l’esempio; la Peggiocrazia italiana, di contro, rappresenta l’equivalente moderno di quella Inquisizione che oggi mette in fuga i ‘migliori’ dei nostri. E la politica che fa? Be’, essa sale al ‘Colle’, troppo presa dal blindare le “larghe intese” fino al 2015. Per cui, sino ad allora…
perdete ogni speranza!

«Enzo Tortora: un sanguinoso conto ancora da saldare»

(Piemmerre 2013-2016 Copyleft sharing)

Il ritratto di un uomo troppo perbene. I giovani di oggi si chiederanno… «Ma chi è ‘sto Enzo Tortora?» Ebbene, la domanda non pare affatto fuori luogo giacché sono quasi trenta, gli anni trascorsi dall’inizio dei tragici fatti. Vediamo, dunque, chi era davvero costui. E che cosa è oggi.
Tortora era un presentatore televisivo molto noto, davvero molto quotato; un vero professionista del tubo catodico. Un conduttore da 28 milioni di telespettatori; numeri da sogno per la TV di oggi. Costui incarnava un certo perbenismo borghese. Infatti, la sua figura pubblica, certamente, non era a tutti gradita. Finì all’improvviso in un tritacarne allestito dalla procura di Napoli, sulla base di un manipolo di “pentiti”: 11 per la precisione (ridefinita col soprannome di: “Nazionale” della menzogna), che prese ad accusarlo di reati ignobili. Con lui, prima che quell’operazione si sgonfiasse come un palloncino, finiranno nel tritacarne altre 855 persone, e solo poco più della metà venne condannata. Il suo arresto fu un evento mediatico: dappprima la traduzione in carcere, coi carabinieri che lo ammanettano, come se fosse il peggiore dei criminali. Poi gli allestiscono una sorta di passerella davanti a fotografi ed operatori televisivi. Con Tortora, la giustizia italiana, fa un salto indietro di qualche secolo, coprendosi letteralmente di vergogna e di infamia. Un gruppo di mediocri magistrati (colpevoli anche di un insaziabile protagonismo), non si lascia scappare questa ghiotta occasione per mostrare i suoi lati più bui. E, manco a dirlo, l’Italia si spacca letteralmente in due: tra innocentisti e colpevolisti. Anche la stampa, dichiaratamente forcaiola, si consegna all’infamia ed alla vergogna, e riesce a dare il peggio di sé. Vedrete!
Enzo Tortora, oggi, lascia una cicatrice ancora sanguinante, una macabra pagina nera della nostra storia. Per molti (ma non per tutti, è bene saperlo) resterà per sempre il simbolo di una “Giustizia ingiusta”. Che di macroscopici errori, dopo di lui, ne commetterà – purtroppo – ancora molti.

Breve riepilogo di una tragedia quasi annunciata:
Ventinove anni fa, alle quattro e un quarto del mattino, del 17 giugno ’83, i Carabinieri bussano alla porta di una camera dell’hotel Plaza di Roma e arrestano Enzo Tortora. Mentre il cellulare lo trasporta in manette verso il carcere di “Regina Coeli”, Tortora è travolto da flash, telecamere e crudelissimi insulti: “ladro, farabutto, ipocrita, faccia di merda!”. Viene condannato dai giudici di “Corte d’Assise”, a dieci anni per traffico di stupefacenti e associazione per delinquere di tipo mafioso. Per i magistrati è un appartenente alla “NCO-Nuova Camorra Organizzata”, di Raffaele Cutolo, con mansioni di corriere della droga. E’ la vittima sacrificale degli isterismi e dei pressappochismi dell’antimafia. Il 15 settembre 1986, la Corte di appello di Napoli, rovescia il verdetto assolvendo con formula piena Enzo Tortora, giudicando i pentiti che l’accusavano non credibili. «È la fine di un incubo!», commenta il presentatore e, l’innocenza “dell’imputato”, viene confermata definitivamente il 13 giugno 1987 dalla Corte di Cassazione. Meno di un anno dopo, il 18 maggio 1988, Enzo Tortora muore per un cancro ai polmoni. Complici della mano assassina… forse anche i (molti) cronisti giudiziari dell’epoca, i giornalisti, i giudici, le procure e le “gazzette delle procure“, che si son divertite a sparare false accuse su Tortora, mantenendo l’impunità. Sino ad oggi!

La “grande parata” degli aguzzini e degli impuniti:
Dal nutrito cast di magistrati, cronisti, inquirenti, giornali ecc… ad oggi, nessuno ha ancora chiesto scusa. Nessuna azione penale o indagine di approfondimento, verso costoro, è stata mai avviata, né alcun procedimento disciplinare è stato mai promosso davanti al Consiglio Superiore della Magistratura a carico dei pubblici ministeri che condannarono Tortora. I giudici che l’hanno “condannato a morte”, hanno proseguito le loro carriere tranquillamente, senza avvertire alcun problema di coscienza o rendere conto del dolo evidente; qualcuno di questi addirittura con incarichi anche presso C.S.M.
E allora, diciamocelo chiaramente: in Italia la legge “chi sbaglia paga” è valida per tutti, fuorché per la “casta dei giudici” o pochi altri ancora. Sdoganiamo una volta per tutte questa amara consapevolezza: “non esiste alcuna legge per la responsabilità civile del giudice che commette un orrore/errore giudiziario, in odore di dolo”, aggiungo io. Infatti… «Sig. giudice Dott. Giorgio Fontana: cos’ha da dire dieci dopo la morte di Tortora?» gli chiede un premuroso giornalista, due anni orsono.
«Non ci fu errore giudiziario, come molti si ostinano a ripetere. Errare umanun est». Ma perseverare, francamente!..
E già che ci siamo, leggiamolo il festival della vergogna, interpretato dai boia di Tortora. Visto che non pagheranno mai per gli errori commessi, giovi almeno ricordare i nomi e le citazioni dei galantuomini che hanno contribuito alla posticcia edificazione del suo patibolo:
– Pm Diego Marmo: “Tortora è un cinico mercante di morte”;
– giudice Giorgio Fontana “Se Tortora non è in coma non lo mollo”;
– giudice Armando Olivares “Sulla colpevolezza di Tortora non ho avuto e non ho ombra di dubbio per il traffico di droga… oggi ha vinto la camorra” (esclamava il giudice, al TG1, dopo l’assoluzione di Tortora).
Be’, giudicate voi il gratuito e crudele spirito, soggettivo e pregiudizievole, ostentato da queste carogne che dovevano amministrare la Nostra giustizia. Naturalmente, la lista di aguzzini, non si ferma qui. Nominiamoli tutti, i “giudici”: Felice Di Persia, giudice Lucio Di Pietro, giudice Luigi Sansone, giudice Gherardo Fiore, giudice Orazio Dente Gattola, giudice De Lucia, giudice Achille Farina , giudice Carlo Spirito. E Amen!
I “processi” mediatici di una certa “stampa canaglia“: le parole possono essere un’arma implacabile, nelle mani di chi può condizionare l’opinione pubblica. E se a questo vi si aggiungono magistrati…

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PS: Potete leggere la versione integrale, direttamente dal Ns Blog. Ecco il link:
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«La nostra “Natura” politica»

Che bravi che sono, i nostri “signori” della politica: l’Italia intera cede e affoga letteralmente, sotto la sferza dell’acqua, e loro ancora fermi a guardarsi le punte dei piedi, giocando a “dentro o fuori”.
L’intera nazione galleggia in un perenne dissesto idrogeologico, e mai che si muovesse un dito per trasformare questa disgrazia in un concreto progetto di rilancio dell’economia. Perché, ce lo insegnava il Malthus: dalle guerre o calamità, emergono grossi spunti di crescita. Per quanto cinico possa apparire. Ma loro, invece… barcollano beati nell’ignavia.
Poi ci lamentiamo se in Sardegna (ma anche Messina, Sarno, Genova. Gli esempi sono infiniti…) si muore per la pioggia?
ASSASSINI. TUTTI!
COLPEVOLI le istituzioni centrali, che fottono e se ne fottono, giacché impegnate a tenere in piedi un “apparato” parassitario; COLPEVOLI le amministrazioni locali, perché incompetenti (nella migliore delle ipotesi) e colluse sino al midollo nel malaffare; COLPEVOLI i costruttori, perché scelgono di agire senza vergogna e senza scrupolo, in nome del dio denaro, consapevoli discepoli dell’avidità. Infine, COLPEVOLI anche i cittadini, che scientemente corrompono amministratori compiacenti, per farsi rilasciare licenze edilizie laddove la Natura poneva il suo veto. Cittadini che scelgono consapevolmente di acquistare casa sapendo che lì, fino a poco prima, vi era il letto di un fiume morto. Ma che morto non lo sarebbe mai stato in eterno, ed al suo risveglio… è apocalisse!
COLPEVOLI, tutti coloro che hanno urbanizzato ed edificato città, intorno a vulcani, fiumi, discariche, boschi o foreste.
Diciamolo chiaramente, una volta per tutte: la colpa (o il dolo) troppo spesso, è anche del cittadino, della “società civile”.
Da parte mia non v’è più alcuna emozione, né dolore per voi: mi addolora solo per i bambini e tutti gli innocenti inconsapevoli.
Vi state scavando la fossa con le vostre stesse mani: dovete marcire, TUTTI!Immagine