«Politiche 2018: italiani con un ‘Grillo’ per capello»

Elezioni
Il ‘fantasma’ Renzi che si dissolve tra i due vincitori dell’Election day 2018

Te la do’ io l’Italia…”
Così si conclude il terzo atto della trilogia.
Dopo “Te lo do’ io il Brasile” e “Te la do’ io l’America”, il comico genovese, attraverso il suo movimento ‘pestastellato’, anela il suo terzo successo: il più importante di tutti. Il più doloroso per la Casta.

Stavolta vince il “terroir” (territorio, e non terrore); due forze, di Governo ed opposizione, del territorio, sopra tutti: Lega e Cinque Stelle.
11.000.000: è il totale degli elettori che ha accordato ai ‘grillini’ la sua preferenza.
Una forza di cui non si potrà non tenere conto. Un indizio per il Presidente Mattarella.
Un gruppo che si è saputo autofinanziare, senza succhiare danaro pubblico né da “poteri forti”. Particolare che non è certo sfuggito agli italiani: in Abruzzo per es, hanno dilagato. E non solo lì. In un solo colpo, hanno triplicato i loro parlamentari. Previsione rispettata, del resto. Altro che populismo o menate varie.

Che Salvini vincesse in modo sonoro, era “pacifico” (lo so, sembra una battuta). Ma che ottenesse -da solo- quasi tutto il bottino elettorale del PD, onestamente non l’avrei mai immaginato. E voi? Dite la verità.
E’ stato un turno elettorale che ricorderemo: abbiamo assistito ad un autentico ‘Décalage’ verso destra e non soltanto. In Sicilia c’è stato quasi un altro “Vespro siciliano.
Nella coalizione surclassa tutti, anche Forza Italia: è lui il leader ora.
Quindi, caro “Cavaliere“: di più non potevi fare; non ti rammaricare.

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Possibile scenario post-elettorale al Senato.

Il PD le ha sbagliate tutte: dai discussi 80€ alla triste débâcle (annunciata) referendaria a fine 2016. Una brutta lezione per la ‘cricca’. D’altronde, che il triumviro Matteo-MariaEle-Padoan ne uscisse “ridimensionato“, era altrettanto preventivabile.
Ma mai avrei pensato di vederli con le ossa così rotte, polverizzati. Umiliati.
E’ evidente la disaffezione verso questo partito. Troppe le lacune e le latitanze su temi sentitissimi dall’elettorato. I danni dagli scandali banche, mala sanità o jobs-act hanno pesato come un macigno. Hanno disintegrato il consenso, e gli italiani non hanno tardato a far sentire tutto il loro disappunto.
Insomma, per loro è stata una Caporetto senza precedenti. Ed ora? Ci si aspetta che Renzi esca allo scoperto per dire che si dimetterà. Stavolta per davvero. Ah, se avesse dato ascolto ai consigli di Farinetti, nel dopo referendum: “Sparisci ora. E torna dopo il flop elettorale…” Perché, diciamoci la verità Matteo: lo sapevi che avresti perso, vero?

I “Grillini” (che voglio ribadire, NON ho votato) dilagano: un vero tsunami.
Adesso TUTTI, loro malgrado, dovranno andare a Canossa in ginocchio. Di lì non si passa: il pilastro di sostegno saranno loro. Ed ora venite a dirmi che è stato solo un voto di protesta, una scelta che è arrivata dalla “pancia“. Una pancia, però, forse molto inacidita!

 

«Default MPS: lo scempio è bipartizan…»

MPS? Banca completamente risanata. Investirci è un vero affare!”
(da un Tweet di Matteo Renzi-22/01/2016)

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Principali vincitori, e vittime, nel fallimento MontePaschi

Si potrebbe dire: “tutto cominciò da lì”. In realtà non è così, perché tutto ebbe inizio molto prima. Ma di sicuro, quella “gufata” istituzionale, sarà ricordata come il preludio del prosieguo di uno scempio.
 Da ‘destra’ a ‘sinistra’, passando per il ‘centro’, non manca proprio nessuno. Seduti a quell’osceno “convivio” senese (chiedo scusa al ‘Sommo Poeta’), c’erano proprio tutti: grandi imprenditori, immobiliaristi, ‘coop rosse’, le ‘partecipate’ locali, etc etc.

Insomma, un banchetto (passatemi la pessima battuta) universale, che ha sfamato proprio tutti. Con un non trascurabile dettaglio, però: il conto finale. Un conto davvero salato:
47 mld€. Esatto, quasi 50 mld di prestiti viziati, mal riposti e gestiti con sin troppa disinvoltura, per usare un eufemismo. Ma attenzione: il fallimento, oltre a danneggiare le finanze degli azionisti principali, ha nuociuto gravemente a correntisti, obbligazioni­sti (leggi creditori) ed un’ampia platea di altri risparmiatori. E, naturalmente, a pagare ‘sto conto salatissimo, ci penseranno gli italiani. Tutti però: 108€ a cranio!
Che poi, non si capisce perché, per quelle
altre quattro là’, si sia scelta una strada meno cruenta. Mah, dice che sennò il danno è troppo sistemico. Intanto, pochi hanno pappato, tanti ci rimettono, e nessuno ne risponde agli occhi della legge. O forse no?

Tra i BIG della passerella senese -recentemente sputtanati sulle pagine dei giornali (non tutti)- ne ricordiamo solo qualcuno:
Sorgenia, gruppo De Benedetti -ve lo ricordate? Quello che incassò l’indennizzo di circa 600 mln€ dal Cavaliere Mascarato per ben 1,8 miliardi. La quota parte MPS è 1/3. Il pool delle altre 14 banche, i 2/3 rimanenti. Ah, poi Sorgenia, ovviamente, è fallita, ma è pure rinata: bravi.
– C’è poi il ‘palazzinaroZunino, ‘Risanamento(un nome, una garanzia): oltre 3 mld€. Risanamento: ti prendono anche per il culo ‘sti farabutti…
– Segue la ‘N.T.V.’ di Gianni Punzo (Interporto Nola), altra piattaforma in sof­ferenza, e che soffre ‘a braccetto’con Cisfi SpA (leggi Verdini).
In tutto questo marasma di banche ed imprese malate, ci va di mezzo anche qualche pezzo pregiato: il famoso hotel di lusso veneziano: il ‘Danieli’.
– Tra tanti grossi debitori (ex imprenditori), abbiamo anche le c.d. ‘partecipate’ pubbliche:
Fidi Toscana; Bonifiche Arezzo; Aeroporto di Siena e, da non credere, le Terme di Chianciano. Diamine, pure loro.

A beneficio di un’informazione più dettagliata, occorre rilevare che, a causa delle insolvenze di tutte le aziende citate -e di tantissime altre ancora- laddove pos­sibile, tutti i crediti sono stati convertiti in azioni in capo a MontePaschi. Quindi, a fronte di quasi 50 mld di debiti, la banca si ritrova in mano un certo patrimo­nio di imprese, sottovalutato e illiquido, che non potrà alienare fino a quando, le stesse, non saranno risanate e, quindi, rese appetibili e ricollocabi­li sul mercato. Chissà perché, poi, pensando a questa situazione, mi viene subito in mente la figura cinica e sempreverde di Gordon Gekko.

In pratica, MPS, oggi si ritrova a ricoprire il ruolo di asset manager (passatemi l’accostamento) di società in crisi, quando avrebbe dovuto solo restare fedele al suo naturale mandato: fare banca. Tra l’altro, scaricando buona parte dell’onere di risanamento (quello reale e non farlocco) sulla collettività. Con l’ag­gravante che, a cose fatte, chi avrà contribuito spintaneamente, non benefi­cerà di nessun provento dalla vendita dei vari pezzi, o dal riassetto del gruppo. A meno che, oggi, tu non diventi socio, acquistando delle azioni della banca. Già, ma tu te le compreresti quelle azioni? Ce le hai le palle? Faresti come l’ex premier Renzi?

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Il tweet scandalo dell’ex Premier Renzi

Per on dimenticare:
Il 22 gennaio 2016, lei diceva che: ‘la banca era risanata e che investire era un affare‘, fa notare all’ex Premier il conduttore Giovanni Minoli.
Lo penso tutt’orareplica senza esitare Renzie credo che, se ci fosse un investitore italiano o straniero che la volesse,, farebbe un affare”.

Riflessione: vi fidereste ancora di una Politica che comunica tramite tweet?

PS: voglio anche la lista coi nomi di quei 5 “Mi piace”. Buio!

«Real-Estate Italia: casa tua in che “classe” è?»

Il mercato immobiliare domestico sta vivendo, probabilmente, la sua più drammatica stagione. E, sempre parlando in termini di ragionevoli ipotesi, il difficile momento non è ancora destinato ad esaurirsi. Forse proseguirà anche per tutto il 2014. E, come se non bastasse, già da tempo incombe su tutto il settore una pericolosa spada di Damocle: la certificazione della classe energetica sugli immobili!
Da gennaio 2012 è legge! Tuttavia… il cammino per mettersi in regola sembra ancora lungo. Analizzando i dati ufficiali, attualmente disponibili, emerge che poco più del 13% degli immobili in affitto o vendita possiede il certificato di prestazione energetica, nonostante sia obbligatorio. Un tendenza che cresce, ma troppo lentamente, visto che, nei primi giorni di gennaio 2012, solamente il 4,7% delle offerte era in regola, ma possiamo sicuramente parlare di un miglioramento. Sono le differenze tra regioni a mostrare come ci siano reazioni distinte nell’applicare normativa. Se nel Nord Est, la percentuale di proposte dotati di certificazione energetica è del 18,9%, e nel Nord Ovest è del 15,6%, le cose peggiorano nell’Italia centrale, in cui si arriva all’8,8% e in quella meridionale, in cui non si arriva nemmeno al 4%. Le province, poi, con la percentuale maggiore di trattative “certificate” sono Bolzano (con il 25,6%) e Trento (con il 22%). La provincia di Milano arriva all’11,3%, quella di Torino al 10,2% e quella di Roma al 5,2%; fanalino di coda della classifica è la provincia di Palermo, che non arriva nemmeno all’1%. Eppure, senza una carta d’identità energetica, vista anche la tremenda congiuntura, perché ci si ostina ad eludere questa normativa? La paura, forse, di generare un plafond di immobili invendibili e/o destinati ad una pesante svalutazione? Come mai queste differenze?Forse il periodo di “vacche magre” impedisce, a parecchi proprietari, di mettersi in regola? Quegli stessi titolari già pesantemente tartassati sulle loro case? Be’, intanto cominciamo dalle differenze: ad oggi l’unica regione che sanziona il mancato inserimento che, lo ricordiamo è obbligatorio è la Lombardia (sono previste multe da 3.000 a 5.000 euro). Le altre regioni non si sono ancora pronunciate in merito. Ma è ragionevole supporre che questo gap sanzionatorio sarà colmato a breve, date le circostanze economiche o il vuoto delle casse comunali.
In questa fase di incertezza i problemi maggiori li hanno i privati: solo l’1,5% delle loro proposte reca l’indicazione energetica dell’immobile, contro il 12,9% degli annunci delle agenzie. Va detto, però, che sono valide solo quelle inserzioni che, oltre alla classe energetica, riportano anche l’indice di prestazione energetica dell’immobile; questo valore si estrapola dall’attestato di certificazione e rende di conseguenza irregolari tutti quegli immobili che, attraverso una procedura di autocertificazione, erano stati collocati in maniera automatica nella classe G, la peggiore in assoluto. Da qui, dunque, una netta discriminante sul valore dei cespiti che in futuro governerà le scelte degli acquirenti.
Obiettivo dichiarato della normativa, è conoscere lo stato degli immobili in Italia e, di conseguenza, fornire delle risposte alla crisi energetica attuale, percepita come un problema serio per la nazione. L’Italia non ha ancora una sua politica energetica, né in passato se n’è mai premurata di prenderla in considerazione, ma non sapere nemmeno quanto consumano gli immobili è una lacuna che oggi non è più accettabile.
Difatti, le verifiche su un primo campione di certificazioni, ci dicono che il 24% degli immobili censiti, appartiene alla classe C, mentre una percentuale identica si trova nella classe G, la peggiore in assoluto: in questa categoria ci sono gli immobili più vecchi, quelli che non potrebbero arrivare in classe A nemmeno con radicali ristrutturazioni.
In ogni caso, ritengo opportuno chiarire una cosa: la classificazione energetica di un immobile non determina, da sola, sensibili variazioni di prezzo, anche perché è piuttosto complesso separare il singolo fattore dalle condizioni generali dell’immobile. E’ altresì anche vero che, immobili simili ma appartenenti a classi energetiche differenti, possono avere un prezzo di vendita che può variare fino al 30%, a seconda che siano in prima o in ultima classe. Un ragionamento analogo vale per gli immobili in locazione: se due appartamenti sono simili per dimensioni, stato e zona, occorre considerare che, una diversa classe energetica di appartenenza, dovrà generare per forza distinti canoni di fitto giacché, la stessa, avrà ripercussioni più o meno dirette sulle bollette e le altre utenze, ad oggi, sempre più care. Anche in funzione dell’elevato costo energetico che si ripercuote sui paesi importatori.
Dunque, in conclusione… quale scenario si aprirà in Italia nei prossimi 18/24 mesi? Supereremo questa difficile prova di maturità? Il mercato immobiliare domestico, nell’immediato futuro, sarà più coerente con il cotesto socio-patrimoniale? Il concetto di proprietà, subirà una trasformazione?
Difficile, oggi, trovare plausibili risposte: troppe le nebbie e le incertezze addensate all’orizzonte. Occorre prima una minima schiarita!